lunedì 2 agosto 2021

PROGRAMMA 2021

Mercoledì 28 luglio

Ore 18,30               In p.zza Giovanni XXIII: presentazione della mostra sui genitori di Santa  Teresa di Lisieux "Luigi e Zelia Martin - Genitori che generano santi" da parte del vicepostulatore della causa di canonizzazione Padre Antonio Sangalli ODC (Carmelitani scalzi).

 

Dal 4 al 11 agosto

                               Nella chiesa di S. Pietro Apostolo: esposizione della mostra "Luigi e Zelia Martin - Genitori che generano santi".

 

Dal 29 al 31 luglio

Ore 18,30               TRIDUO nella chiesa di S. Pietro Apostolo.

 

 

Domenica 1 agosto

Ore 18,30               Processione a partire dalla chiesa della Natività di Maria Vergine per via Thaon de Revel, via Marconi, via Curiel fino a p.zza Giovanni XXIII.

Ore 19,00               In p.zza Giovanni XXIII: S. Messa nella quale consacriamo i neonati alla Madonna.

                               Con le offerte saranno rinnovate le adozioni a distanza presso l’AVSI e PAFI.

 

Lunedì 2 agosto

Ore 21,00               In p.zza Giovanni XXIII: Conferenza di S. E. R. Mons. Angelo Spina sul tema “La devozione a Maria in tempo di pandemia”.

 

Martedì 3 agosto

GIORNATA EUCARISTICA VOCAZIONALE IN MEMORIA DI DON FRANCO MARCONE E DON ENNIO LUCANTONI

 

Ore 9,00                 Nella chiesa di San Pietro Apostolo S. Messa e, a seguire, ADORAZIONE EUCARISTICA che si concluderà alle ore 16,30 con la recita dei vespri e la Benedizione Eucaristica.

Ore 19,00               In p.zza Giovanni XXIII: celebrazione Eucaristica del prete novello don Luigi Filipponi. Partecipando alla celebrazione il fedele potrà ricevere l’indulgenza plenaria.

 

Sabato 7 agosto

Ore 10,00               GARA VELICA - 19° Trofeo “MADONNA DEL PORTOSALVO”

                               organizzato dalla Lega Navale Italiana sul percorso tra

                               zona Campeggi e zona Arlecchino (raduno ore 9,00 presso Lega Navale).

 

DOMENICA 8 AGOSTO

Ore 16,30               A partire dalla chiesa di S. Pietro Apostolo

                               PROCESSIONE SUL MARE

Ore 19,00               Sulla banchina di riva SANTA MESSA presieduta dal Vescovo S. E. Mons. Lorenzo Leuzzi.

 

 

Durante la settimana della festa sarà allestita in piazza Del Mare una PESCA DI BENEFICIENZA 

SOTTO LO SGUARDO DI MARIA

di Don Luca Torresi 















Anche quest’anno, carissimi fratelli e sorelle, vogliamo celebrare la Festa della Madonna del Portosalvo, perché il nostro desiderio è quello di stare con la Madonna e di affidare a Lei le nostre vite, le nostre famiglie, la gente di mare e tutte le persone che ci stanno a cuore.

Certo, la Festa si dovrà adeguare alle conseguenze derivanti dal Sars-CoV-2 e alla situazione generale in Italia, che invita ancora alla prudenza. La pandemia e tutti gli ostacoli conseguenti possono essere vissuti come un’occasione per tornare veramente al cuore della Festa, che significa tornare a ciò che è essenziale e dunque vero: affrontare insieme a Maria la tempesta con maggiore fiducia.

Questo mi ha fatto subito venire alla mente la più antica e famosa preghiera rivolta a Maria:

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,

Santa Madre di Dio:

non disprezzare le suppliche

di noi che siamo nella prova,

ma liberaci da ogni pericolo,

o Vergine gloriosa e benedetta.

Questa preghiera, risalente al III secolo, si presenta come un’invocazione collettiva, rivolta dalla comunità cristiana direttamente alla Madre del Signore. Ciò che colpisce è che sin dai primi secoli i cristiani sono ricorsi fiduciosi a Lei per ottenere protezione e salvezza. Dunque, se noi invochiamo Maria e le chiediamo di intercedere presso Dio, di proteggerci e di liberarci dai pericoli, facciamo quello che hanno sempre fatto i cristiani, dalle origini e fino ai nostri giorni.

Facciamo nostre queste parole, “cerchiamo rifugio” noi che ci troviamo nella “prova” e rivolgiamoci alla Madre per scamparci da ogni “pericolo”. Vista la situazione che stiamo vivendo da più di due anni, questa preghiera mi stupisce per la sua attualità e preziosità: oggi come allora ci possiamo rivolgere alla Vergine per invocare il suo aiuto e la sua protezione contro ogni male. Questi sentimenti diventano ancora più forti se anche noi volgiamo lo sguardo all’immagine della Madonna del Portosalvo, nella quale una barca, sbattuta dalla furia delle onde, trova un approdo e un porto sicuro appoggiandosi a Maria. Sub tuum praesidium, dice il testo latino, ove il termine “praesidium” indica un “luogo difeso da presidio”. Si, Maria è il presidio potente dei cristiani, è la Madre a cui  potersi rivolgere per essere accolti e sostenuti lungo i momenti difficili del cammino, è Lei che intercede per ognuno presso il Figlio.

Eccoci, Maria, noi siamo tuoi figli e tu sei il nostro presidio.

A te ci rivolgiamo perché siamo sicuri che sempre ci ascolti e ci sostieni.

A te ricorriamo perché hai vissuto un’esistenza completamente umana, con le stesse difficoltà che affrontiamo ogni giorno.

Accogli la nostra preghiera, che sgorga dai nostri cuori provati, gonfi di dolore e solitudine. Preghiera semplice e spontanea, intensa e profonda. Preghiera di adorazione che si fa invocazione. Preghiera di domanda e di intercessione alla ricerca della misericordia di Dio. Preghiera che riassume paure e trepidazioni, e fa pensare che perfino la situazione più impossibile può tramutarsi in speranza. Preghiera  rivolta alla Madre che ha partorito il Figlio di Dio e lo ha fatto abitare in mezzo a noi.

Quando dubitiamo, quando sentiamo che quello che Dio ci sta chiedendo è troppo, noi Ti invochiamo affinché ispiri in noi quel “Fiat” che Tu hai saputo rispondere a Dio.

Quando siamo paralizzati dalla paura, quando rifiutiamo la croce che ci aspetta perché è troppo per le nostre spalle, Tu dacci la forza che ci manca per andare avanti.

Quando crediamo che i nostri figli hanno preso una strada sbagliata o quando siamo angosciati perché non sappiamo dove vanno o cosa fanno, invochiamo Te e ti chiediamo di calmarci e di essere la loro guida durante il cammino.

Quando viviamo una situazione di malattia, per noi o per i nostri cari, fa che ti invochiamo per avere la stessa forza che ti ha sostenuto sotto la croce.

Quando andiamo incontro agli altri e sentiamo che rifiutano il nostro aiuto, o che a volte ripagano il bene con il male, aiutaci e dacci la forza di fare ciò che Gesù ci dirà.

Ti invochiamo Maria in tutte le nostre difficoltà, pregandoti soprattutto per i marinai, per le nostre famiglie e per quanti si affidano alle nostre preghiere.

Madonna del Portosalvo, prega per noi!

IN MOVIMENTO

UNA GRANDE FAMIGLIA CHIAMATA AZIONE CATTOLICA


Nulla ti turbi, nulla ti spaventi

Chi ha Dio, nulla gli manca

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi

Solo Dio basta.

                                   Santa Teresa D’Avila

 


In un tempo non troppo lontano c’era una grande famiglia chiamata Azione Cattolica Giulianova composta da uomini, donne, ragazzi e tanti bambini. Tanti erano i progetti dei più grandi per crescere insieme nell’amore del Signore, viaggi, preghiere, giochi, incontri, serate film, grandi cene in compagnia e tanta, tanta fratellanza. Imparavamo, piano piano, ad essere un punto di riferimento l’uno per l’altro, il più grande che protegge il più piccolo, il più piccolo che trascina il più grande. Tutto procedeva per il meglio, insieme, in cammino, sulla stessa strada, quella che porta a Gesù.

Ma un giorno è avvenuto qualcosa mai ricordato prima, qualcosa di incredibile che ha fermato il mondo. Niente scuola, niente sport, niente lavoro per molti, niente chiesa, niente messa e niente più gruppo di Azione Cattolica. Tutto si è fermato e la paura e l’incognita inizialmente si è impadronita di noi rendendoci increduli rispetto a ciò che stava avvenendo intorno. Passa poco tempo però e capiamo di dover agire e reagire in qualche modo. E’ fondamentale trovare un’altra strada per proseguire quel cammino lungo il quale c’era un ostacolo troppo grande da spostare. Tutti i gruppi, adulti, giovani e ACR si organizzano proseguendo gli incontri on line che sono stati la nostra salvezza. Abbiamo potuto, attraverso di essi, trovare quella parvenza di normalità che ci era stata strappata e che tanto ci mancava. Ci siamo confidati, confrontati e ci siamo sentiti capiti perché le paure dell’uno erano le paure dell’altro e alla fine abbiamo trovato la forza reciproca di andare avanti, con fede.

Passata l’estate, abbiamo capito che era tempo di rivederci, occhi negli occhi, rinfrancati dalle parole dell’arcivescovo di Milano, monsignor Delpini che ci invitava a “metterci in gioco, a non stare a guardare attendendo <<tempi migliori>> perché anche questo, seppur complesso, è un tempo per vivere il messaggio del Vangelo”.

Gli incontri settimanali, quindicinali quelli degli adulti, seppur vincolati da strette norme anticovid, sono stati un grande dono. Momenti di crescita personale e spirituale, momenti felici e divertenti e altri di lutto e di sofferenza. Abbiamo condiviso tutto perché questo si fa nelle famiglie, fratelli e sorelle in Cristo, figli di un solo Padre.

Polgi Manuela























“Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi. Il coronavirus può essere un'opportunità per migliorarci.”

(Papa Francesco, 31 Maggio 2020, omelia della Messa di Pentecoste).

 












Certamente la pandemia ha portato allo scoperto tutte le nostre fragilità, eppure proprio nel mezzo di tale crisi, Papa Francesco ci ha detto: “Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi…” Ma cosa non dobbiamo “sprecare” di questa crisi, che sembra aver portato solo disastri e morte?

Tutto è stato scosso e rimesso in discussione nel profondo, dal raggelante brivido che in pochi istanti tutto poteva andare perduto. Eppure, addirittura, Papa Francesco ci dice che “Il coronavirus può essere un'opportunità per migliorarci”.

Un amico che per attività educative con i detenuti va spesso in carcere, ci ha detto: “La reclusione che ognuno di noi ha sperimentato con la pandemia, lì per quelle persone è la forma normale del vivere, anche per periodi di tempo estremamente lunghi, anni e anni, senza soluzione di continuità. Eppure anche lì può accadere che in persone spogliate di tutto, rivestite solo dalla loro condanna, sepolte sotto il peso dei propri errori, fiorisca una possibilità di speranza per un incontro, uno sguardo, da cui si sentono abbracciati e guardati oltre la loro colpa, <<…ti aspettavamo, quando vieni tu è il giorno più bello della settimana…>>.

Anche in questo tempo può quindi accadere a tutti noi, che nella “reclusione” della pandemia, nella quotidianità delle nostre vite “ridotte”, possa accadere un incontro, magari con una presenza oramai troppo scontata e abitudinaria, che riaccenda il cuore.

Ce lo testimonia una mamma:

“Questo tempo di pandemia ha messo a dura prova anche la famiglia, ma come tutte le prove che si rispettino può portare con sé una maturazione. La pandemia è stata per noi l’occasione per approfondire il valore su cui si è centrati come persone e di conseguenza anche come famiglia.

Ci siamo ritrovati con i nostri figli, nel pieno del loro bisogno di relazionarsi, chiusi fra quattro mura senza la possibilità di vivere la normalità di esperienze fondamentali nella crescita di una persona: contesto scolastico, l’amicizia extrascolastica (passeggiate, cinema, gita, sport, ecc.) e relazioni parentali. Nei nostri ragazzi abbiamo visto anche a volte prevalere la paura, l’insofferenza e la chiusura.

Ma non è possibile non cogliere anche il bene che si è realizzato inaspettatamente sotto i nostri occhi. A conferma che il bene, che il cuore di noi genitori, dei nostri figli, di ogni essere umano,  insopprimibilmente desidera, è possibile anche nelle peggiori situazioni.

Infatti sebbene il nostro primo figlio abbia trascorso prevalentemente tutto il suo primo anno di scuola superiore a distanza non è venuto meno in lui l’entusiasmo iniziale verso la scuola quindi verso la vita. A fine anno scintille di curiosità ed entusiasmo sia per le materie sia per le persone traspaiono dalla sua persona. Al di là di tutto, l’aver conservato questo atteggiamento mi sembra un risultato promettente!

Inoltre durante l’anno sono state poche le cene a casa nostra a cui non sia stato presente uno o più dei nostri nipoti la cui famiglia vive nella casa a fianco, e viceversa. I nostri figli e i cugini si sono cercati e fatti compagnia come non mai. Paradossalmente questo ha permesso una crescita nei rapporti a partire da quelli più prossimi che solitamente diamo per scontati ma che ugualmente richiedono cura e attenzione e restituiscono bellezza e affetto!

Attraverso la riscoperta del valore e della bellezza di questi rapporti familiari, abbiamo fatto esperienza della compagnia di Gesù nella nostra vita e della tenerezza che ha verso ognuno di noi, perché solo riconoscendo me e mio marito come Suo dono reciproco l’uno per l’altro e i nostri figli come regali preziosi che Lui ci ha affidato per riconoscere, accogliere, ridonare l’amore con cui ci ha abbracciato, anche la fatica di questi mesi, che a volte è stata davvero pesante, è diventata una occasione di crescita.”

Altrettanto chiaramente lo raccontano i ragazzi che vivono l’esperienza dei “Cavalieri di Parsifal”:

"Faccio parte dei Cavalieri di Parsifal da 3 anni e ho scelto di continuare questa amicizia perché mi ha aiutato a crescere e a capire cosa mi rende felice; la pandemia ha travolto le nostre vite, le ha cambiate, ma non ha modificato la nostra amicizia... anzi! Per noi Cavalieri, proprio nei momenti più faticosi, è stato evidente che ciò che ci tiene insieme non sono le circostanze favorevoli o la nostra bravura, ma l'Amico con la A maiuscola che ci ha donato, nel corso dell'anno, momenti e occasioni inaspettate che abbiamo accolto e vissuto con gioia, anche se a distanza, potendone vedere i frutti. Una grande occasione è stato il lavoro svolto durante l'Avvento. Accogliendo la proposta di Don Luca, abbiamo approfondito la conoscenza di due Santi e un Beato e con loro ci siamo confrontati. È stato un lavoro prezioso: ci ha aiutato a rimanere desti e desiderosi di non soccombere al nulla, all'indifferenza, all'isolamento in cui la pandemia sembrava trascinarci. In Quaresima, in uno dei nostri incontri su Zoom, è emersa l'esigenza di vivere insieme il gesto della Via Crucis anche se con modalità diverse dagli anni precedenti. La Via Crucis, la via del dolore, ci ha paradossalmente regalato il primo incontro in presenza del nuovo anno. Nel mese di maggio abbiamo invocato l'aiuto e il sostegno di Maria, tutte le sere, con la recita di una decina del Rosario, con una fedeltà che è stata spettacolo ai nostri stessi occhi.  Il 27 giugno abbiamo vissuto il grande gesto della Promessa e ogni Cavaliere, dopo aver scelto un Santo a cui affidarsi, lo ha implorato chiedendogli di aiutarlo a rimanere fedele a Gesù dentro la nostra compagnia.

Questa pandemia, dunque, ha rafforzato la nostra amicizia e ci ha costretti a comprendere che dentro una compagnia di amici e con l'aiuto di Dio, la felicità è possibile sempre, dentro ogni circostanza avversa o positiva che sia.”

Ed in maniera altrettanto bella lo testimoniano i ragazzi delle scuole superiori:

“Nella nostra parrocchia le attività non si sono fermate grazie alle piattaforme digitali e questo dimostra quanta voglia abbiamo di mantenere salda la nostra amicizia con Gesù. La possibilità di incontrarci online è stata sicuramente un dono perché, fisicamente lontani, potevamo comunicare agli altri le nostre inquietudini, molto spesso dovute anche alla particolare situazione, senza essere giudicati. Infatti spesso viviamo così tanto nella paura di non essere capiti che non ci rendiamo conto di star tacendo agli altri I nostri problemi e le nostre incertezze convinti che nessuno possa capirci e aiutarci.

Credo che, da questo punto di vista, la pandemia ci abbia aiutato non a trovare bensì a riscoprire quei rapporti e quelle amicizie che forse avevamo iniziato a dare per scontati.

Le nostre esperienze personali con Gs e con il gruppo dei giovani catechisti presentano ovviamente delle differenze ma sono accomunate dalla stessa voglia di approfondire insieme a tanti amici il rapporto di amicizia con Gesù. Speriamo quindi, ricominciando ad incontrarci di persona, di poter continuare i nostri percorsi con una maggiore consapevolezza della nostra fede e di poter coinvolgere nuovi amici in queste nostre esperienze.”

Anche un compleanno tanto atteso ma sconvolto dalla pandemia è diventato una scoperta invece che una recriminazione:

“Per il giorno del mio 70°compleanno già da qualche anno fa avevamo progettato di festeggiare riunendo la famiglia sparsa anche molto lontano. Invece la festa l’abbiamo fatta a casa con metà famiglia in presenza e con l’altra via Skype. E sono stata contenta che questo era possibile.

La letizia di fondo di questo periodo è stata: non il lamento per quello che non è possibile fare, ma la gratitudine per tutto quello che si riesce a intraprendere.

Grazie a Dio nessuno dei miei cari si è ammalato ed ho cercato di usare bene il tempo libero che, anche se forzatamente, ho avuto a disposizione. E’ servito anche per riattivare dei rapporti che in passato si erano un pochino affievoliti tramite qualche telefonata o inviando una mail.

Il distanziamento imposto ha reso evidente il mio bisogno di contatti umani, quanto bisogno ho dell’umano.

Papa Francesco ci ha parlato dell’importanza di non sprecare l’opportunità offertaci dalla pandemia per un lavoro su noi stessi che però non può essere staccato dalle relazioni che viviamo. Per questo aver potuto partecipare alla catechesi di “Scuola di Comunità” online è stato un vero dono.”

Gli amici di COMUNIONE E LIBERAZIONE




















GRUPPO AGESCI GIULIANOVA 1°

“Quello che conta è seminare...Semina con un tuo sorriso, con un tuo saluto.
Semina con un tuo dolce sguardo, con un caloroso abbraccio.
Semina in ogni circostanza con coraggio ed entusiasmo!
Semina con fede, ma soprattutto con amore;
così che il tuo seminare diventi fecondo.
E se il seme cadrà su terreno arido senza produrre né frutti né fiori,
rimarrà sempre comunque in te la gioia di aver seminato”.
















Sono quattro i punti cardine dell’educazione secondo il metodo del movimento scout, cioè, la formazione del carattere, la salute e forza fisica, le abilità manuali e il servizio al prossimo! Tutto questo è presente in ogni nostra attività, dai più piccoli i lupetti, ai medi, gli esploratori e le guide, ai grandi del clan. La pandemia di sicuro ha reso difficili le nostre attività ma ogni cosa che subiamo va affrontata e quindi anche noi abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini e stare vicino ai ragazzi con nuovi metodi, anche informatici; infatti un grande sforzo è stato fatto dalla comunità capi che nonostante le grandi difficoltà del momento non ha mai abbandonato i ragazzi con proposte fantasiose e originali, per coinvolgere grandi e piccoli sempre grazie anche alla collaborazione delle famiglie che hanno sempre accolto le nostre attività con pazienza e affetto.

Nello scoutismo si è soliti tuttavia svolgere le attività all’aria aperta e allora abbiamo cercato quest’anno appena è stato possibile di vederci, in massima sicurezza, seguendo tutte le precauzioni e assumendoci diverse responsabilità perché per testimoniare ai ragazzi l’amore di Dio occorre stare con loro; la fede è relazione, e ci siamo accorti che occorreva osare, educare e custodire i cuori, recuperando appieno il valore dell’affettività, nella vita cosi come nella relazione con Dio. Lo spirito che ci ha spinto è volto allo sguardo dei ragazzi, dai lupetti al clan, uno sguardo di speranza come un fiore appassito che aveva voglia di sbocciare.

“Noi siamo il nostro tempo” diceva un filosofo, e dobbiamo imparare ad amarlo. Su questo tempo di pandemia abbiamo ancora bisogno di riflettere per capire che cosa ha da dirci, perché a tutti i livelli ed età ci ha fatto avvertire tanta fragilità e impotenza. Però ancora una volta ci siamo accorti che la fragilità ci aiuta a capire che senza le relazioni non siamo nulla. E la fragilità ha a che fare con Dio, un Dio che non ci lascia mai soli.

Alla luce di tutto questo vogliamo ripartire con entusiasmo e preparare sempre con le dovute cautele un bel campo scout!

Ci viene in mente il momento della partenza dove i nostri giovani scelgono liberamente di volgere la loro vita al servizio, al bene comune e alla testimonianza del Vangelo e sperimentano cosa significhi accettare il rischio di andare oltre, di percepire i limiti e nello stesso tempo di non impigrirsi sui limiti stessi, di andare quindi contro corrente, di osare…. e allora con forza ci impegniamo piccoli, ragazzi, giovani e adulti per….

….. tornare sulla strada, pronti a giocare, pronti a far fatica a camminare, servire, crescere e rischiare.

La Comunità Capi



COME LA MIA REALTÀ È CRESCIUTA IN TEMPO DI PANDEMIA?

Di Anna Amicizia e tutto il gruppo di P. Pio


La pandemia ha sconvolto completamente la nostra routine: la settimana iniziava con l’appuntamento del lunedì per il Rosario di P.Pio e poi tutti i giorni si concludevano con la S. Messa.

All’improvviso, i primi di marzo, hanno cominciato a circolare notizie inquietanti di uno strano virus che aveva colpito i cinesi e, poi, rapidamente, è arrivato  qui da noi, nel nord Italia, cominciando a mietere vittime e a metterci in ginocchio.

Il nostro ultimo rosario, in presenza, lo abbiamo recitato molto spaventate e quasi di nascosto.

Dal 9 marzo ci siamo ritrovate chiuse nelle nostre case, quasi prigioniere: il lockdown.

Tutto è cambiato, eravamo timorose e disorientate, insieme  alle nostre famiglie con un senso di abbandono.

Con l’aiuto di P. Pio abbiamo reagito organizzandoci, facendo dei turni per recitare il rosario come in una catena: ogni ora, dalla mattina alla sera, c’era qualcuna che  pregava.

In seguito abbiamo scoperto con gioia che il nostro parroco si era attivato con le nuove tecnologie per mandarci le celebrazioni a casa, le omelie di Papa Francesco ogni mattina e tanti altri progetti: tutto questo per non farci sentire abbandonate e tristi.

Anche da S. Giovanni Rotondo ci sono giunte, via email  le catechesi e le celebrazioni che  hanno completato il tutto.

Possiamo affermare che la nostra realtà, in tempo di pandemia, per il nostro gruppo, è cresciuta nel rapporto con le nostre famiglie, tra di noi e, soprattutto, ci siamo rese conto che tutte le parole dette dal Papa, Don Luca e dai frati di S. Giovanni Rotondo ci hanno fatto crescere molto  nell’ascolto, nella preghiera e, più intensamente, nella meditazione.

Per  le celebrazioni ci siamo concentrate su quelle del nostro pastore che, pur da lontano, ci esortava a non lasciarci andare (pigiama pulito e stirato, meglio un bel vestito all’ora della  messa!!!)

Così, quando, finalmente, sono riprese le celebrazioni in presenza, niente e nessuno (consigli dei familiari e amici a restare a casa) ci ha impedito di tornare nella nostra chiesa a recitare il rosario, leggere e partecipare alla messa, nonostante le difficoltà per le mascherine.

Abbiamo trovato una chiesa pulita, igienizzata e attrezzata per combattere il virus e siamo state veramente tranquille, grazie all’efficienza del nostro Don Luca e dei suoi collaboratori.

In questo strano periodo non sono mancati momenti importanti come il 50° anniversario della fondazione del nostro gruppo di preghiera di P. Pio, il 16 novembre 2020.

Concludiamo affermando che S. Pio ci ha protette e siamo speranzose di poter riprendere la nostra normalità, anche perché, sulla terrazza della Casa Sollievo della Sofferenza, sventola, in segno di preghiera e di affido, la bandiera del nostro gruppo, con i colori  del  Giulianova.


Testimonianza di Giuseppina  Moscianese

 La mia vita è cambiata con la pandemia : da quando, l’8 Marzo 2020, durante la messa, Don Luca ci disse di questa  situazione e che dovevamo restare a casa.

Con le notizie televisive compresi meglio.

Fui molto rattristata da questa situazione perché non potevo incontrarmi con le mie amiche di preghiera, infatti la mia vita era cambiata già da prima, da quando nel 2012 decisi di far parte  del Gruppo di P.Pio.

Ho conosciuto tante persone e mi sono affezionata a tutte; col tempo ho acquistato una maturità maggiore, una consapevolezza dell’aiuto reciproco e dell’importanza del pregare insieme.

La pandemia però non ci ha fermate e abbiamo trovato il modo di sentirci, di restare unite, di pregare e scambiarci ms , tramite whatsapp.

Il virus è stato un male che ha colpito tutti, in me ha rafforzato i valori principali della vita, in cui ho sempre creduto.


Testimonianza di Rita Fraticelli

Descrivere tutto ciò che ho provato durante il lockdown, in due righe, è difficile ma  desidero condividere il fatto che ho imparato molte cose che prima non credevo possibili : es. essere uniti indistintamente anche con persone, che prima quasi evitavo.

Non mi sono mai sentita sola e non ho avuto paura di questa pandemia, forse perché  non ancora ero consapevole della sua gravità.

Non mi importava nulla di non poter uscire, di non poter  vedere i propri familiari, l’unico mio desiderio ardente era quello di tornare a pregare in chiesa, di vivere la messa in presenza e, soprattutto, di ricevere il Corpo di Cristo.

Don Luca è stato bravissimo: si è prodigato al massimo per farci pesare meno questa brutta situazione con le continue dirette on-line delle celebrazioni, ogni giorno inviava le omelie del Papa e tante altre cose.

Ho ricevuto  anche un piccolo miracolo da parte della mia famiglia, un po’ lontano dalla chiesa : quando Don Luca ci chiese di fare un selfie durante la cena, con la candela accesa. Alla mia richiesta, con mia grande gioia, hanno subito accettato.

La pandemia ci ha uniti tutti in un’unica famiglia e poi.. quanti pigiami belli ho tirato fuori per le celebrazioni importanti!

Il mio Gruppo di preghiera di P. Pio, grazie alle rappresentanti ,  non si è mai fermato per la recita del rosario, lo abbiamo fatto on –line, a turni, per sentirci tutti insieme. Eravamo affiatati, uniti, solidali l’uno verso l’altro, ci sentivamo sempre: bellissimo davvero!

Prego fortemente Gesù che fermi questo virus e ci faccia continuare ad apprezzare tutta la reciproca solidarietà,  anche in assenza di pandemia.


Testimonianza di Simonetta Leva

È stata dura ma sono riuscita a superare il CO.VI.D.

Questo non significa che sia tutto finito,  perché ho sconfitto il virus ma non i suoi effetti.

Dopo 4 mesi ( isolamento a casa, senso di solitudine e abbandono, paura della morte, Ospedale, R.S.A., sindrome da Long Covid ) sto tornando alla vita,

Per questo ringrazio di cuore anche il mio Gruppo di Preghiera di P. Pio a cui, con fierezza appartengo ed al quale sono unita da un sentimento di gratitudine.

Il Gruppo ha affidato a Dio Padre la mia  persona affinchè  se ne prendesse cura: la preghiera costante ha aperto il Suo Cuore.

I messaggi di incoraggiamento, le frasi di vicinanza e di conforto, le parole di aiuto non mi sono mai mancate.

A Don Luca, il caro giovane Parroco della  Parrocchia S. Pietro Apostolo, che guida il nostro Cammino Spirituale con sincero impegno, a voi tutte, care figlie spirituali di P.Pio, giunga il mio affetto per cio’ che mi avete  dimostrato.

Grazie Gesù!

Grazie Maria!

Grazie P. Pio!







RICORDI DAL SEMINARIO

di Eliana e Marco Palareti


Lo scorso 6 luglio 2021, al fine di mantenere viva la memoria del nostro amato don Franco Marcone, in occasione del XX anniversario della sua Ordinazione sacerdotale, nella chiesa di S. Pietro Apostolo in Giulianova si è celebrata una S. Messa, molto partecipata e sentita, presieduta dal nostro pastore S. E. Mons. Lorenzo Leuzzi. Durante la Celebrazione eucaristica è stata letta una riflessione scritta dallo stesso don Franco al termine del primo anno di Seminario (1996), riflessione che ci piace riportare:

“È trascorso, ormai, il primo anno della mia esperienza vocazionale presso il Seminario Regionale di Chieti. Di giorno in giorno noto come sempre di più la mia vocazione si vada approfondendo. Ed è stato bello scoprire come questo non avvenga stando soli ma, al contrario, in cammino con gli altri. Questo l’ho potuto sperimentare già precedentemente, perché sostenuto dalle preghiere della mia Comunità Parrocchiale, che si è sempre mostrata vicina, nei momenti più importanti di questa mia ricerca. Le cose sono maturate gradualmente, grazie agli incontri periodici del “Tu seguimi”, in Seminario, durante gli ultimi anni del liceo: Dio ha sfondato la lontananza che esisteva tra me e Lui. Non si può non riconoscere che innanzitutto è stato Lui a rendersi presente attraverso i tanti doni che mi ha fatto: una vita, una famiglia, una Comunità Parrocchiale, gli amici ed infine, ma non per questo meno importante, la vocazione. La storia dell’incontro con Dio ha di solito un inizio; la fine è dovuta esclusivamente all’uomo, quando decide di volgere le spalle al suo Compagno di Viaggio. Quando ciò non avviene, ecco che ogni giorno è possibile fare esperienza di Dio. Non sono necessarie manifestazioni portentose della sua presenza! In un anno di Seminario mi sono reso conto di come sia facile incontrarlo. Innanzitutto nello stupore quotidiano dell’Eucarestia e della Parola: ogni giorno si rende presente a noi in quel pane spezzato sull’altare e nella Sacra Scrittura proclamata. Poi nei fratelli, che ho accanto a me, nei miei compagni di classe, nei limiti e nei pregi dell’altro. Ed è così che lo stupore diviene “Sequela Christi”.

Ed è in questa sequela che si scopre l’eccezionalità dell’incontro, un incontro che ha plasmato la mia storia, ha fatto nascere in me la sete del Dio vero. Ho scoperto così un desiderio, in me, che mi porta a dire con Sant’Agostino: “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” (Conf. I,1). Ed è su questa scia che mi appresto a continuare questa straordinaria esperienza.”









 

                                                                                        

PARROCCHIA LIVE

GIOVANI CATECHISTI

 Insieme…per diventare Santi!

di Lorenzo, Ilaria, Federica, Renato, Giovanni, Martina, Ludovica, Davide, Aurora e Solidea


















Il gruppo dei giovani catechisti, nato, alcuni anni fa, per offrire un luogo di amicizia e di crescita nella fede cristiana, dopo la cresima, si è arricchito di nuovi amici, desiderosi di scoprire e vivere insieme la bellezza di essere amati dal Signore e di servirLo e testimoniarLo .

Il nostro parroco, don Luca, da sempre alla guida del gruppo, in quest’anno così difficile e pieno d’incertezze, ci ha provocati, proponendoci come tema/obiettivo: la santità. Ci ha spiegato che ogni cristiano è chiamato a diventare santo e che la santità non richiede doti o capacità speciali, ma semplicemente di avere come modello di vita Cristo e il Suo comando d’Amore. Carlo Acutis, proclamato beato il 10 ottobre del 2020, è stato il nostro “compagno di viaggio”. Un ragazzo come noi, con tanti interessi e passioni: lo sport, i viaggi, le amicizie, morto a 15 anni, del quale ci ha subito colpito la ‘normalità’, l’amore al prossimo e al suo bisogno e quel suo essere innamorato di Cristo, specialmente nella Santa Eucarestia, la sua… “autostrada per il cielo”. Ci ha affascinati, in modo particolare, la sua capacità di prostrarsi quotidianamente davanti al tabernacolo, ad adorare il Signore, che è un qualcosa che a noi giovani spesso manca, a cui non siamo educati. “Guardando” Carlo, abbiamo iniziato a desiderare di essere così: affezionati alla preghiera e sempre pronti ad aiutare gli altri. A partire dall’ esempio di fede che è stata la sua breve vita, abbiamo percorso un cammino insieme, nel quale, aiutati da don Luca, ci siamo confrontati ed abbiamo condiviso la difficoltà di essere cristiani e di testimoniare la nostra fede in una società come la nostra in cui Dio, se c’è, non c’entra con la vita e i valori cristiani sono inciampi scomodi. Ogni mercoledì sera, in presenza oppure online (a causa delle restrizioni dovute al covid) ci siamo sempre incontrati con il gusto e il forte bisogno di dialogare anche sui problemi comuni dovuti all’isolamento e alle limitazioni imposti dal momento particolare: la tristezza, la noia, la sensazione di star perdendo gli anni più belli, a causa della pandemia e su come vivere e giudicare tutto, non secondo l’ottica del mondo, ma guidati dallo spirito cristiano. E’ stato per noi l’appuntamento più bello e atteso della settimana, e non sono mancati i momenti conviviali e di gioco che ci hanno aiutato a creare un clima sempre più complice e familiare.

Ciò che rende, speciale e diversa dalle altre questa nostra amicizia, innanzitutto è la possibilità di condividere qualunque pensiero, dubbio, perplessità, caduta, senza timore di essere giudicato, deriso o di veder tradita la fiducia. In questa compagnia ti senti libero e accolto. E’ come se Dio, attraverso il nostro stare insieme, ci incoraggiasse a seguirLo e ci stesse aprendo il cuore. Il contributo di ciascuno di noi viene valorizzato ed è uno stimolo alla riflessione e quindi a compiere un lavoro su se stessi, sentendoci sostenuti e accompagnati gli uni dagli altri, dentro un’amicizia che cresce sempre più e che è pronta ad accogliere e coinvolgere altri ragazzi cresimati, mossi dai nostri stessi desideri e disposti a mettersi al servizio di Gesù nella comunità. Vi aspettiamo, insieme a don Luca!



QUANDO C'ERA LA COPPA DEL MARE ...

di Ottavio Di Stanislao

 


Dal 1952 al 1962 in occasione della festa della Madonna del Porto Salvo si disputava una gara ciclistica denominata LA COPPA DEL MARE, che nelle prime edizioni era riservata a dilettanti e corridori indipendenti (il primo vincitore fu il giuliese Antonio Giorgini), ma con il passare degli anni crebbe di importanza con la partecipazione di campioni di livello internazionale. Basta vedere le locandine con l’elenco dei partecipanti! Fra i vincitori, “gregari di lusso” come Giacchero (gregario di Coppi) e Baroni (gregario di Bartali), ma anche campioni della velocità come lo spagnolo Miguel Poblet, vincitore di due Milano-Sanremo, che si aggiudicò la coppa nel 1960. Grande soddisfazione fra i tifosi per le affermazioni, nel 1954 e 1958  dello sfortunato abruzzese Alessandro Fantini,  vincitore di sette tappe al giro d’Italia e di due tappe al tour de France che perse la vita in una caduta in una tappa del giro di Geramania del 1961. Ma soprattutto anche Giulianova fu teatro degli epici scontri tra due campionissimi italiani della velocità che dominavano la scena mondiale di quegli anni: Antonio Maspes e Sante Gaiardoni. Che emozione per noi ragazzini assistere ai duelli su pista nelle prime trasmissioni televisive di questi campioni capaci di rimanere piantati in surplace per interminabili minuti prima di piazzare lo scatto decisivo e poi avere la possibilità di vederli dal vivo!

La prima edizione fu organizzata con l’appoggio della società ciclistica “Urania” di Teramo, ma già l’anno successivo, per la seconda edizione della manifestazione era operativa la Società Ciclistica Giulianova. Anima e presidente di tale sodalizio, nonché organizzatore di quelle manifestazioni, era Corrado Santomo (1923-2010), insegnante tecnico e consigliere comunale democristiano negli anni ’60.

Le locandine delle prime due edizioni del 1952 e 1953; quelle delle ultime edizioni del 1961 e 1962, il circuito, una foto del 1972 di Corrado Santomo, a destra, con Giuliana Longari, campionessa di “Rischiatutto”, Claudio Posabella e Tiberio Orsini.