martedì 13 agosto 2013

NUMERI VINCENTI DELLA LOTTERIA

Primo estratto                    1053          4° premio
Secondo estratto                3178          3° premio
Terzo estratto                     1215         2° premio
Quarto estratto                   2588         1° premio

giovedì 25 luglio 2013

PROGRAMMA DEI SOLENNI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SANTISSIMA DEL PORTOSALVO

Venerdì 2 agosto
 Ore 21,00            Adorazione Eucaristica presso la chiesa di San Pietro Apostolo


Sabato 3 agosto
Ore 21,00             PEREGRINATIO MARIAE - processione con la venerata statua dalla chiesa della Natività di M. V. passando per via Cerulli, via Nievo, via Leopardi, via D’Annunzio, viale Orsini, via De Bartolomei, via Moranino, via Leo Leone.
Ore 22,00            All’arrivo S. MESSA in via Leo Leone e a seguire VEGLIA DI PREGHIERA davanti alla venerata statua presso la casa di Dante Catalli in via Leo Leone n. 5


Domenica 4 agosto
Ore 18,00             Processione con la venerata statua da via Leo Leone passando per via De Bartolomei, trav. V.le Orsini, via Ippodromo, v.le Orsini, via Galvani, via D’Annunzio, via Curiel fino a p.zza Giovanni XXIII.
Ore 19,00             In p.zza Giovanni XXIII S. Messa nella quale consacriamo i neonati alla Madonna e ricordiamo il sacerdote agostiniano P. Luciano Silenzi impegnato per molti anni nel servizio pastorale in questa parrocchia e morto a Fermo il 14-5-2013. Con le offerte saranno rinnovate le adozioni a distanza presso l’AVSI e PAFI.
Ore 21,00           S. Messa nella chiesa di S. Pietro Apostolo



Dal 5 al 7 agosto
Ore 18,30            TRIDUO con S. Messa nella chiesa di S. Pietro Apostolo


Lunedì 5 agosto  
Ore 21,30            In p.zza Giovanni XXIII: tavola rotonda sull’Enciclica “Lumen Fidei”. Interverranno i padri francescani P. Carmine e P. Attilio Terenzio



Martedì 6 agosto
Ore 15,00           GRANDE CACCIA AL TESORO con base in p.zza Giovanni XXIII, dove si ricevono le iscrizioni  delle squadre fin dal mattino. Al termine: premiazione della Caccia al Tesoro
Dalle ore 19,00    Sulla banchina Nord del porto XXXI SAGRA DEL PESCE “Peppino Laudadio” gruppi musicali allieteranno la serata
Ore 21,30           Nella chiesa di S. Pietro Apostolo: "EX MARIA VIRGINE". Le cinque preghiere di Charles Péguy alla Madonna di Chartres a cura di Giuseppe Fidelibus



Mercoledì 7 agosto
Dalle ore 19,00    Sulla banchina Nord del porto XXXI SAGRA DEL PESCE “Peppino Laudadio” gruppi musicali allieteranno la serata
Ore 21,30           In p.zza del mare (ex golf bar): TORNEO DI SCHERMA organizzato dalla “Polisportiva Piergiorgio Cappelluti”



Giovedì 8 agosto
GIORNATA EUCARISTICA VOCAZIONALE IN MEMORIA DI DON FRANCO MARCONE
Ore 9,00              Nella Chiesa di San Pietro Apostolo S. Messa e, a seguire, ADORAZIONE EUCARISTICA che si concluderà alle ore 16,30 con la recita dei vespri e la Benedizione Eucaristica.
Ore 18,30            Nella Chiesa di San Pietro Apostolo concelebrazione Eucaristica, in suffragio di Don Franco, presieduta dal Vescovo S. E. Mons. Michele Seccia
Dalle ore 19,00    Sulla banchina Nord del porto XXXI SAGRA DEL PESCE “Peppino Laudadio” gruppi musicali allieteranno la serata



Venerdì 9 agosto
Ore 17,00           Giochi dei bambini in p.zza Giovanni XXIII
Dalle ore 19,00    Sulla banchina Nord del porto XXXI SAGRA DEL PESCE “Peppino Laudadio” gruppi musicali allieteranno la serata
Ore 21,00           Esibizione itinerante del gruppo folk ASD - SELVA E IL VENTO DEL GRAN SASSO dal monumento ai caduti per tutto il lungomare Zara fino a p.zza Dalmazia



Sabato 10 agosto
Ore 9,00             Giro per le vie della città della BANDA Città di GIULIANOVA (direttore M. Sergio Piccone Stella)
Ore 9,00             S. Messa per i defunti della parrocchia nella chiesa di S. Pietro Apostolo
Ore 10,00           GARA VELICA - 12° Trofeo “MADONNA DEL PORTOSALVO” organizzato dalla Lega Navale Italiana sul percorso tra zona Campeggi e zona Arlecchino(raduno ore 9,00 presso Lega Navale)
Dalle ore 19,00   Sulla banchina Nord del porto XXXI SAGRA DEL PESCE “Peppino Laudadio” gruppi musicali allieteranno la serata
Ore 21,00          In p.zza Dalmazia: esibizione della BANDA Città di GIULIANOVA




Domenica 11 agosto
Ore 16,30           A partire dalla chiesa di S. Pietro Apostolo PROCESSIONE SUL MARE
Ore 19,00           Sulla banchina di riva S. MESSA celebrata da S. E. Mons. Michele Seccia Vescovo di Teramo-Atri
Ore 21,00           Al termine della processione: S. MESSA nella chiesa della Natività di M. V.
Ore 21,30           In p.zza Dalmazia: Le orme dei POOH
Ore 23,00           In p.zza Dalmazia ESTRAZIONE DELLA LOTTERIA biglietto € 2,50
1° premio (4° estratto): autovettura “FIAT PUNTO 2013 EASY” - 3P - 1.2 - 69 cv
2° premio (3° estratto): APPLE iPAD 32 GB - Wi-Fi
3° premio (2° estratto): BICICLETTA DONNA modello CITY  28/6 - TRUBBIANI
4° premio (1° estratto): LAMPADA DA TAVOLO modello Cinquecento h. 62 cm - Bianca Toffolight
i numeri vincenti potranno essere consultati anche sul sito: madonnadelportosalvo.blogspot.it
Ore 23,30           In p.zza Dalmazia ESTRAZIONE DELLA TOMBOLA biglietto € 2,50
                          - 1^ Tombola: € 750 - 2^ Tombola: € 500


Subito dopo GRANDIOSO SPETTACOLO PIROTECNICO SUL MARE eseguito da Pirotecnica Abruzzese di Di Giacomo Mauro di Città S. A.


Durante la settimana della festa sarà allestita in piazza Dalmazia una Pesca di beneficenza

Le vie principali del lido saranno artisticamente illuminate dalla ditta “Aldorino Guerriei” di Diana Farinelli di Giulianova

CONSIGLI DEL NOSTRO VESCOVO PER DELLE BUONE VACANZE



Estratto da L’Araldo abruzzese del 14 luglio 2013


Vista l’aria che tira, augurare “buone vacanze” può avere il sapore amaro dell’ironia, sapendo dei tanti problemi che assillano le famiglie (dalla mancanza di lavoro, alla disoccupazione, alla rata da pagare mentre la gestione economica si fa sempre più precaria in casa…). Ma se il pensiero non corre subito ai viaggi, al divertimento, al cambiare aria, … allora l’augurio diventa serio ed impegnativo, pensando non all’ozio né all’abituale navigazione su internet, quanto piuttosto impiegando utilmente il tempo per qualcosa di diverso da ciò che si fa abitualmente ogni giorno. Ed è proprio questo il motivo che mi spinge ad augurare “Buone vacanze” a voi tutti [...], con qualche consiglio che può risultare utile.
Molto utile sarà la lettura dell’Enciclica Lumen Fidei, la prima di Papa Francesco, che ha voluto completare quanto aveva già preparato Benedetto XVI, per l’Anno della Fede e come conclusione del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, svoltosi in Vaticano nel mese di ottobre 2012. Mi permetto di insistere sulla lettura personale dell’Enciclica. Non fermiamoci alle presentazioni e commenti dati dai mezzi di comunicazione. Sono convinto che la lettura personale sarà molto utile per tutti ed un modo intelligente di trascorrere qualche momento ogni giorno durante il periodo estivo. Magari segnando eventuali difficoltà da chiarire o approfondire, dialogando con il Vescovo dalle pagine del settimanale della Diocesi.
Perché non pensare di dedicare un po’ di tempo al giorno per la preghiera personale… per esempio: un salmo al giorno. Per scoprire come la vita quotidiana e le relazioni con gli altri diventano preghiera.
Impegnarsi in una passeggiata quotidiana e contemplare la natura, scoprire località vicine cariche di arte e di storia di cui il nostro territorio è ricco.

E che dire di qualche semplice collaborazione di volontariato, nella visita alle famiglie, a qualche ammalato, a tenere insieme un gruppetto di ragazzi… Impegnarsi in qualche lavoretto utile per la famiglia…
E dopo aver alternato nella giornata qualcuna di queste attività… una bella serata a passeggio per le vie del paese o lungo la spiaggia o verso la montagna… per distendere la mente e il cuore.

Michele Seccia
Vescovo


“ANDATE DUNQUE E FATE DISCEPOLI TUTTI I POPOLI” (Mt 28, 19)



Queste parole di Gesù ai suoi Apostoli sono il messaggio scelto dal Papa per la giornata mondiale della gioventù, quest'anno, in Brasile. È una consegna solenne ed un appassionato invito a evangelizzare tutti i popoli, “battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, insegnando anche ad osservare tutto ciò che il Divino Maestro ha comandato.
La nostra festa in onore di Maria SS.ma del Portosalvo, come ogni festa cristiana, non può prescindere da questo urgente richiamo a diventare favorevole occasione di evangelizzazione.
Papa Francesco ci sta scuotendo con gesti e parole per aprirci con coraggio e fiducia a un nuovo stile missionario, perché, dice, “se la Chiesa rimane chiusa in se stessa, autoreferenziale, invecchia; invece di essere solo Chiesa che accoglie, deve uscire da se stessa e andare verso gli uomini e le donne che non la frequentano, che non la conoscono, che sono indifferenti, che l'hanno lasciata”.
Il messaggio della Giornata Mondiale della Gioventù diventi motivo ispiratore della nostra festa.
Dalla esperienza degli anni passati posso dire che nella settimana della festa è un popolo che partecipa, si prodiga, gioisce e lavora organizzando e animando manifestazioni ludiche e strettamente religiose. Ora è importante che prendiamo sempre più coscienza della nostra vocazione e missione per qualificare questo momento della nostra vita parrocchiale. Siamo popolo santo di Dio, Corpo di Cristo, Sacramento della Sua Presenza. Chi ci incontra, chi ci vede all'opera durante la festa deve percepire una novità, una presenza straordinaria che attira, una comunità cristiana che testimonia la tenerezza di Cristo, la bellezza di stare insieme formando “un cuor solo e un'anima sola”.
Tutto questo non si improvvisa, ma è una grazia che viene da Dio e perciò si deve chiedere attraverso l'intercessione di Maria SS.ma.
La preghiera, pertanto, deve essere come il respiro di queste giornate, l'inizio e la conclusione delle varie manifestazioni, come ho visto accadere nella sagra, nella pesca ed in altre iniziative; ma soprattutto l'Eucaristia, possibilmente quotidiana, diventi il punto di partenza e di forza di ogni giorno, affinché la festa diventi esperienza di gioia nell'annuncio di Cristo, unico Salvatore del mondo.

Don Ennio Lucantoni





NOTIZIE DAL MARE


PESCA: TRA PROBLEMI E RIFORME

Costo del carburante e delle materie prime, prelievi fiscali troppo elevati, questione del fermo-pesca…
 Sono tanti i problemi che ancora interessano il comparto della pesca.
Si parla da tempo di riforma del settore, che in effetti andrebbe adeguato agli standard compatibili con le nuove sfide che attendono gli operatori, specie in questo periodo di crisi economica che certamente non risparmia il distretto della marineria.
A vari livelli ci si confronta e ci si sta muovendo verso questa direzione di crescita.
Recentemente a Bruxelles è stato deciso di ridisegnare la politica comune della pesca( PCP) , concentrandosi sulla riforma di un settore dove vigono troppe norme a volte contraddittorie e che ne rallentano la crescita economica.
Si è parlato  anche di questioni come il trasporto marittimo, il turismo e l’ambiente.
Per la nostra regione, si ritiene strategica la progettazione relativa ai programmi Ue sulla macro-regione adriatica da presentare il prossimo anno. Le rotte turistiche verso la Croazia sono un’occasione da non perdere e, per rimanere nel settore ittico, si è salutato con favore l’inizio dei lavori di dragaggio del porto di Pescara, spinosa questione questa che ha afflitto per mesi la locale marineria.
Sempre da parte della Regione inoltre, unitamente  alle associazioni di categoria, le amministrazioni locali e il ministero dell’Agricoltura ci si sta muovendo, tramite contributi alle imprese, per aiutare le attività peschereccie e a ridiscutere la questione del fermo biologico in modo da consentire agli operatori del settore di  lavorare in un periodo più adeguato.
Presto la Commissione Pesca dell’Unione Europea dovrà elaborare i piani pluriennali (MAP) che definiscono  il quanto e il come degli stock pescabili. Come si comprende quindi, tante sono le forze in campo per dare una risposta ad un settore vitale della nostra economia, ma che per lungo  tempo non ha goduto del necessario sostegno, indispensabile anche per la salvaguardia dei posti di lavoro. E’ terminato il tempo in cui il pescatore era visto come una figura avvolta da romanticismo e poesia, oggi il marinaio del terzo millennio è innanzitutto un operatore professionale, che necessita di continui aggiornamenti per restare al passo con l’attività. Fortunatamente lo si è capito da qualche tempo e la prova sta nello stanziamento dei fondi europei destinati alle flotte che intendono razionalizzare le operazioni di pescaggio, l’adeguamento delle tecnologie, le misure per migliorare la qualità e l’igiene del prodotto e, punto fondamentale , migliorare la sicurezza di chi va in mare. Anche la nostra marineria si avvantaggerà di  questa serie di misure che, grazie ai finanziamenti europei, verranno adottate dalla regione Abruzzo.
I nostri armatori non risparmiano tuttavia critiche alle politiche comunitarie che in generale hanno  gestito il settore della pesca in questo periodo, specie adottando misure  centralistiche , ignorando la peculiarità dei singoli comparti.
Uno degli aspetti da correggere riguarda l’eccessiva centralizzazione nonchè la rilevanza delle burocrazie europee nella gestione  del settore peschereccio. I problemi che ad esempio sono presenti nel Mare del Nord sono certamente diversi da quelli che interessano i pescatori dell’Adriatico e pretendere di risolverli con misure univoche è certamente sbagliato. Ogni intervento pertanto dovrà rispettare le peculiarità e le tradizioni delle singole regioni marittime. Andranno messe in campo maggiori flessibilità delle direttive in modo tale da consentire ai nostri pescatori  di affrontare  in modo adeguato le sfide future.
In secondo luogo, sostengono i nostri marinai, andrà riformato il sistema degli “stock” ittici che  continua a registrare una over produzione delle maggiori specie pescate. Le quote nazionali hanno privilegiato alcune nazioni europee, come Spagna e Danimarca, a discapito di altre e nello stesso tempo le grandi forze industriali a svantaggio delle piccole comunità di pescatori.
Altro punto della discordia riguarda poi la questione degli scarti. L’Unione Europea costringe i pescatori a rigettare in mare milioni di tonnellate di pescato. E’ uno spreco enorme che va eliminato, una questione su cui costruire  una battaglia tenendo contro delle diverse peculiarità dei nostri mari.
Si fanno intanto i primi bilanci dell’iniziativa denominata GAC (Gruppi di azione costiera)  di cui abbiamo parlato nel precedente opuscolo. Si tratta di  strutture che raggruppano rappresentanti della pesca ed altri settori economici in grado di accedere a finanziamenti per innescare processi di sviluppo durevoli e capaci di innalzare la competitività territoriale delle aree di pesca. Particolare attenzione i GAC prestano al sostegno dell’occupazione e allo sviluppo economico e sociale nonchè alla tutela dell’ambiente costiero.
In Abruzzo sono sorti due GAC, uno sulla riviera teatina (Costa dei trabocchi) e l’altro   in provincia di Teramo,  (Costa Blu ), di cui anche la marineria di  Giulianova è parte. Il progetto prevede uno stanziamento complessivo di un milione e  200mila euro, che andranno a beneficio dello sviluppo e del miglioramento del settore ittico locale.
Non dimentichiamo infatti che a Giulianova la pesca è uno dei settori più vitali e produttivi , in grado di fatturare annualmente oltre 15 milioni di Euro. Il settore marittimo inoltre nella nostra cittadina offre lavoro, fra attività diretta ed indotta, ad oltre 2000 persone. Cifre queste che segnalano come il settore non possa essere trascurato ma che anzi necessita di continue attenzione ed interventi  per  favorire la crescita di questa che è la principale attività economica organizzata della nostra città.

                                                                                                                      Domenico Foglia



PARROCCHIA LIVE




L’INCONTRO CON PAPA FRANCESCO

Il 19 Giugno 2013 abbiamo incontrato il Papa. Quando Don Ennio ha letto, tra i suoi “famosi avvisi” che avrebbe organizzato un pellegrinaggio per andare a Roma in udienza dal Santo Padre, subito abbiamo pensato: “che bello! Si noi ci andiamo!” Poi però la doccia fredda” si parte alle 3 di notte! La solita umanità timorosa!  E invece eccoci  sul pullman.  “L'appello si fa in marcia!” Tuona Don Ennio, ma poi anche l'ultimo dei nostri amici viene imbarcato. Noi siamo sull'autobus numero tre. L'arrivo a Roma è un sogno: l'alba ci sorprende e l'aurora ci abbraccia. Alle 6 e 45 siamo in fondo alla piazza, ai lati la fila è già chilometrica, Valentina e Paola ci portano i pass per entrare, toh sorpresa ci sono anche le professoresse Rosati ed Orsini. Franco Maisano, il catechista dei chierichetti, guida il gruppo verso le transenne laterali “Il Santo Padre passa di qua!” Indica sicuro. Alle 8 siamo tutti sistemati, comincia il via vai dei ragazzi ai servizi, che per fortuna sono vicinissimi, il tourbillon dei panini, delle bevande, dei cappellini, degli occhiali da sole e degli ombrellini. La professoressa  passa a salutare i ragazzi e li coccola un po',” bello no?” In fondo poteva restare a sedere e invece no è li che li abbraccia che fa sentire ai ragazzi la sua presenza. Ci giriamo, la piazza e già gremita, meno male che Don Ennio ci ha fatto partire alle 3! Siamo tutti seduti il tempo vola, il caldo aumenta. Alle 10 in punto scorgiamo al lato la Papamobile, e in un battibaleno Lui sale, il boato della folla, da tempo anche via della Conciliazione è stracolma, è assordante. Il “Dolce Cristo in terra” comincia il suo giro. Non si può spiegare l'esperienza di essere tutti insieme nella stessa piazza con il vicario di Cristo. Il cuore trabocca di gioia, i suoi gesti sono quelli di un padre affettuoso, di una mamma dolcissima. Saluta tutti, prende in braccio tutti i bambini; uno poi se lo carica sull'auto e, seduto insieme a Lui, ci va un po' a spasso in macchina, sembra che ci guardi ad uno ad uno, non importa se non gli sei davanti, la Sua presenza è straordinaria. Non facciamo in tempo a girarci che  è già salito sul Sagrato della basilica, ci saluta con un “buon giorno fratelli”. Poi comincia a leggere, dopo un po' parla a braccio e dice ”le chiacchiere! Quanto male fanno le chiacchiere!” “Dobbiamo volerci bene, niente divisioni” “Dobbiamo restare uniti sempre più intensamente a Gesù perché è Lui che dona l'unità alla Chiesa”. Seguono i saluti in tutte le lingue e poi cominciano quelli agli ospiti più vicini. Noi siamo sotto, e nel frattempo scendono le coppie dei giovani sposi che lui benedica; Auguri, auguri”, gridiamo anche noi, “grazie grazie” rispondono raggianti. Scende anche Valeria Mazza con il marito, Enrico Chiesa (ex nazionale di calcio) con gli amici. Nel frattempo, a lato, un gruppo di fratelli diversamente abili si prepara, lui scende dal sagrato sulla Papamobile, passa. È a pochi metri, riusciamo a vederlo… siamo felici! Si dirige verso i fratelli più bisognosi, scende dalla macchina e li saluta ad uno ad uno. Oramai ci avviamo verso l'uscita  per dirigerci alla casa generale delle suore del Bambin Gesù, ci giriamo indietro, lui è ancora lì. Dopo ore ancora non ha finito di stringere mani, di confortare famiglie, di partecipare alla loro e alla nostra vita!
Siamo sotto il pergolato! Un po' d'ombra finalmente! Fuori i panini e bevande! Ah c'è una fonte di acqua fresca! Le suore ci accolgono con garbo e riservatezza . Poi via a prendere il gelato, due negozietti con souvenir di Roma e poi tutti in Basilica a Santa Maria Maggiore per l'indulgenza plenaria. Ci dirigiamo sotto la cripta per vedere il legno appartenuto, secondo la tradizione, alla culla di Gesù. Dopo andiamo  al confessionale perché la Santa Messa sta per iniziare, i ragazzi fanno tutti la Santa Comunione, le preghiere sono spontanee e commosse, il raccoglimento grandissimo. Siamo pronti per ripartire. Il pullman è puntuale. Mentre usciamo da Roma, tutti commentano la giornata, tutti ripensano ai momenti che, trascorsi insieme, portiamo con noi. Abbiamo vissuto una grande esperienza di appartenenza!

Francesca Bellini, Caterina Di Bella, Mariachiara Tarquini, Allegra Giorgini, 
Benedetta Cinti D'Attanasio, Francesco Conforti, Alessandro Sacconi, Giammaria Alessi, 
Matteo Aquilini, Alessandro Di Loreto, Giorgia Di Bonaventura, Giulia Totaro, 
Federica Straccialini, Daniele Vagnoni, Eugenia Costantini, Gloria Lombardo,
Iacopo Ciacci, Tommaso Veruschi, Matilda Congedo, Giacomo Congedo, Alessandro Farinelli 










“EVANGELIZZARE IN FAMIGLIA”

Il progetto di catechesi familiare rivolto ai bambini di sei e sette anni e ai loro genitori, proposto già dall’anno scorso dal nostro vescovo S. E. Mons. Michele Seccia, ha ripreso il suo corso nelle nostre case anche quest’anno. Ai due gruppi già esistenti si sono aggiunti due gruppi nuovi . Alla fine di questo periodo trascorso insieme ci troviamo a riflettere su noi stessi e sui nostri figli. Indubbiamente sono stati mesi ricchi di momenti speciali in cui non solo abbiamo potuto assistere alla crescita di un’amicizia particolare tra i bambini ma, soprattutto, alla nascita di un’amicizia bella anche tra noi genitori. È come se attraverso il “kerigma” , il primo annuncio fatto ai bambini, anche i genitori avessero risvegliato la loro fede forse un po’ assopita sia dalla quotidianità che dalla corrente da cui ci si sente trascinati. È stato bellissimo osservare come fossero gli stessi bambini a collegare gli argomenti proposti ai nostri incontri con quelli dell’insegnante di religione a scuola o all’Azione Cattolica o anche al Gruppo Ministranti. Una volta si parlava della Immacolata Concezione della Madonna e del peccato originale: sono stati proprio i nostri figli a parlarci di Adamo ed Eva e del fatto che il peccato non risiedeva nella mela mangiata ma “nel voler fare come vogliamo noi”. A volte ci siamo trovati a riflettere, noi genitori, su come lo Spirito Santo sia concreto nel dirigere i nostri buoni propositi: ci si affanna tanto pensando di non essere in grado di fare e invece ci viene solo chiesto di essere, essere disponibili a dire di sì alla volontà di Dio e Dio stesso scriverà dritto su quelle righe storte che noi abbiamo tracciato. Ci siamo ritrovati alla celebrazione della Santa Messa quasi ogni domenica, abbiamo preparato, a volte, le preghiere dei fedeli, abbiamo letto insieme il Vangelo della domenica successiva, visitato il Santuario della Madonna dello Splendore deponendo i  nostri bisogni ai piedi di Gesù  attraverso l’intercessione di Maria, la nostra cara Mamma Celeste.  Anche la condivisione delle difficoltà presenti nelle nostre case come l’instabilità del posto di lavoro, un lutto, un problema scolastico di qualcuno dei nostri figli più grandi o una malattia hanno contribuito a farci sentire tutti uniti, con sincerità e con partecipazione alla situazione vissuta da un’altra famiglia. L’augurio che ci sentiamo di fare alle altre famiglie è quello di vivere una esperienza altrettanto bella e piena di tanta pace.


Genitori e bambini del progetto 

“Catechesi  familiare”







“FAMIGLIA E SOCIETÀ”

Nella nostra parrocchia, Natività di Maria Vergine, tra i tanti movimenti e associazioni ha trovato l’accoglienza del parroco anche il gruppo di famiglie, detto “equipe”, che si incontra per approfondire temi di spiritualità familiare e per affiancare le coppie che sono in prossimità delle nozze. Questo gruppo è nato svariati anni fa quando alcune famiglie hanno sentito l’esigenza di unirsi per pregare insieme, riscoprire il senso del sacramento del Matrimonio, confrontarsi sui problemi che sorgono nel vivere quotidiano. Piano piano, con l’aiuto di don Ennio, quelle poche famiglie iniziali hanno invitato altri amici e così il gruppo si è arricchito di nuove presenze ; talvolta qualcuno si è allontanato e poi è tornato, altri per problemi di salute non partecipano agli incontri ma assicurano il loro accompagnamento con la preghiera. Momento “forte” della vita dell’equipe è il periodo in cui i fidanzati si preparano alla vita matrimoniale: è un riscoprire ogni anno la grandezza di questo sacramento anche se si è sposati da tempo.
“Noi ci siamo avvicinati a questo gruppo invitati da un’altra coppia e non avevamo capito bene in che modo si svolgessero gli incontri, se veramente fossimo interessati. Poi, un incontro dopo l’altro, siamo stati penetrati dal messaggio di speranza che noi famiglie cattoliche dobbiamo portare alle altre che si sentono “smarrite” ammette uno di noi.
La famiglia, soprattutto negli ultimi decenni, ha subito attacchi da tutti i vari ambiti della società e si è ritrovata sempre più sola e sempre più debole.  E noi? Noi che facciamo per essere annunciatori di quella Speranza di cui parla il Vangelo?  ”Partendo da queste riflessioni abbiamo iniziato a rivedere la nostra vita sotto una luce diversa e, pur continuando a volte a sbagliare, vogliamo provare a costruire la santità come marito e moglie” dice un’altra coppia.
 Abbiamo delle responsabilità anche come educatori: ”Quali modelli di famiglia lasceremo ai nostri figli?” si interroga una giovane coppia. E’ allora necessario che noi per primi comprendiamo “chi siamo”: si deve parlare di famiglia perché di fronte alle confusioni  del nostro tempo, intendiamo fissare gli occhi sul modello di famiglia che la natura, la ragione, la storia, la fede cristiana ci hanno trasmesso come valido riferimento. Questo per evitare di distruggere quel pavimento che ci permette di costruire delle strutture sociali affidabili e convincenti. Dobbiamo avere davanti il modello ideale a cui fare riferimento, da proporre e a cui preparare le nuove generazioni.

“Abbiamo compreso l’importanza della formazione, di aprirci alle opportunità che la Chiesa ci offre” ha commentato un’altra coppia. La bellezza di questo cammino sta anche nell’apertura alle realtà più grandi di quella strettamente parrocchiale: in questo modo si rivela la missionarietà della Parrocchia che esce fuori dal suo contesto e si arricchisce del nutrimento della Chiesa Madre; si ha inoltre la possibilità di incontrare altre famiglie mettendo in comunione  le proprie esperienze. Invitiamo  affettuosamente altre coppie ad unirsi a noi per momenti di riflessione, preghiera e anche di convivialità.

L’equipe











FORANIADI 2013

Anche quest'anno, a conclusione dell'anno catechistico, la nostra Parrocchia Nativita' di Maria Vergine, insieme alla maggior parte delle parrocchie della Forania di Giulianova, ha partecipato alla manifestazione delle Foraniadi nel campo di Atletica il  15 Giugno.
Quanti foulards colorati.......... sembrava quasi un arcobaleno!
Tutti pronti per correre..... Saltare..... lanciare il vortex. La vittoria alla Parrocchia dell'Annunziata!! Evviva! Tutti infine a gustare i dolcetti offerti dai genitori! E poi..... Un grande annuncio: le offerte raccolte devolute al Progetto India...... un grande gesto di solidarietà.

Saluti, ringraziamenti, abbracci....... grati al buon Dio per un pomeriggio vissuto all'insegna dell'amicizia!

Sonia Fiora’










“SEMPRE DI PIU ALLE RIUNIONI”

In questo anno il Gruppo Ministranti è cresciuto notevolmente: ne siamo circa una ventina! Adesso è diventato anche più difficile gestire i turni per il servizio all'altare nelle domeniche e nei giorni festivi...che bello!!! Questo improvviso accrescimento di bambini e ragazzi disposti a servire Gesù, senza alcuna vergogna, ha fatto capire, a Franco Maisano che gestisce le riunioni ogni sabato ed i turni per i servizi, ma anche a tutti noi, che il Signore illumina davvero il cuore di ognuno, se ci apriamo e se ci rendiamo disponibili verso di Lui,  rendendoci  Suoi stretti collaboratori: questo è ciò che è accaduto ad ogni singolo ministrante del nostro gruppo. Spesso, quando ci incontriamo per la riunione settimanale, ci disponiamo tutti insieme attorno ad un tavolo e apriamo il Vangelo cercando di capire cosa Lui ha da dirci, come desidera che Lo serviamo cercando di correggere i nostri errori non solo nella vita personale ma anche nel servizio all'altare. Infatti, essere ministranti, non significa aiutare il sacerdote a preparare l'altare per celebrare l' Eucaristia, ma significa molto di più: vuol dire essere sempre disponibili ad aiutare il prossimo, a consigliare un amico in difficoltà, a fare tutte quelle cose che ci costano fatica ma che ci fanno guadagnare un pezzo di Paradiso. Inoltre, negli incontri, parliamo dei problemi, grandi o piccoli che siano, che abbiamo incontrato durante la settimana appena passata e come li abbiamo affrontati, in modo da poterci correggere e poter capire sempre più la volontà di Gesù sulla nostra vita. Non vi nego, però, che non siamo sempre così seri e non facciamo incontri sempre così intensi: ogni tanto il caro Franco ci fa divertire con dei quiz sugli oggetti sacri che vengono usati dal sacerdote e da noi ministranti durante le celebrazioni (i cui nomi dobbiamo sapere a memoria), o su personaggi del Vangelo e quando ci avviciniamo alla bella stagione Franco...offre a TUTTI un buonissimo gelato!! Le riunioni si concludono il mese di giugno con nostro grandissimo dispiacere, per poi riprendere a fine settembre-inizio ottobre con molta gioia! In parole povere è questo ciò che facciamo e che speriamo di continuare a fare agli incontri dei ministranti  con la speranza che il Signore ci doni altri ministranti in parrocchia...ministranti che possano avere la grazia e la chiamata di voler salire qualche altro gradino.

Massimiliano Pizzorulli












IL “DOPO CRESIMA”, QUESTO GRANDE SCONOSCIUTO!

Il “dopo Cresima” cos’è?
Concretamente in cosa consiste?
E cosa significa?
Queste sono le domande che ci siamo posti Pietro ed io quando a marzo Don Ennio ci ha chiamati: “Allora, vogliamo formarlo questo gruppetto?”. Ci siamo chiesti: “Cosa proponiamo? Di cosa possiamo parlare?”.  La risposta è arrivata e il passo evangelico che abbiamo proposto ai ragazzi parla di un Gesù che si fa prossimo, che si accosta e ascolta:“I discepoli di Emmaus” raccontato da Luca nel capitolo 24, versetti 13-25. A Gerusalemme cade il buio, tutto è finito (speranze, aspettative e desideri) tutto è morto e sepolto; chi aveva creduto in Lui ora si sente abbandonato, perso, smarrito. Eppure Lui c’è. Si avvicina a questa coppia di amici che tornano a casa scoraggiati, tristi, depressi e li fa parlare: sfogano la loro rabbia e la loro delusione. Gesù guarda nel loro animo e fa emergere tutto quanto c’è di positivo. Ecco di cosa abbiamo parlato insieme ai ragazzi: quando si perde la bussola, quando i nostri piani vanno in fumo Gesù in persona ci aiuta e ci sprona. Il “dopo Cresima” allora diventa un’opportunità, un cammino impegnativo da fare insieme. Significa credere che nel quotidiano Lui c’è e ci sarà sempre e che il Sacramento della Cresima possa diventare qualcosa di attuale e attualizzabile.

Alla chiamata (circa 100 cresimati) hanno risposto in 20 e con loro abbiamo intenzione di proseguire proprio perché  la Cresima non rimanga un obbligo adempiuto, ma un dono che fa crescere.  Papa Francesco, nella sua ultima enciclica  Lumen Fidei,  ci ricorda: “Chi crede, vede: vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta”. Questo è un forte incoraggiamento che ci spinge a spalancare il nostro cuore a Cristo.

Stefania Quarta









“ALL'ORIGINE DELLA PRETESA CRISTIANA”

In occasione dell'Anno della Fede, mercoledì 26 giugno scorso il Movimento ecclesiale Comunione e Liberazione e l'“Associazione l'Infinito” hanno promosso presso il Kursaal la presentazione pubblica del libro di Mons. Luigi Giussani “All'origine della pretesa cristiana”.
L'idea alla base dell'iniziativa è stata quella di offrire a tutti la possibilità di confrontarsi con uno dei testi fondamentali dell'opera di don Giussani, in cui l'autore mostra il passaggio dal senso religioso in generale all'avvenimento di Gesù Cristo, cioè all'esperienza religiosa cristiana.
Sostenuti da quanto don Giussani stesso dichiara nella prefazione (a questo libro tengo particolarmente, perché esprime le ragioni di una fede consapevole e matura), abbiamo invitato come relatore il Prof. Andrea Simoncini, nostro concittadino “emigrato” come Docente Ordinario di Diritto Costituzionale alla Scuola di Giurisprudenza dell'Università di Firenze, e Visiting Professor alla Notre Dame University negli Stati Uniti, e amico di don Julian Carron, responsabile del movimento di Comunione e Liberazione, e al tempo stesso uno di noi, un uomo preso, raggiunto e conquistato dall'Avvenimento di Cristo presente nella Chiesa.
Solo un uomo vero, mendicante cioè della verità, può lasciarsi interrogare, ferire dall'accadere di Gesù come fatto presente nel vivere quotidiano. L'attualità e l'urgenza di questo avvenimento per la vita di ognuno, ancor più se inserito nel contesto storico che viviamo, ha provocato molti di noi, non soltanto perché coinvolti nell'organizzazione dell'incontro, ma perché tesi a verificare la fede come l'unica risposta al vivere quotidiano, di ogni giorno, che rende drammatica la vita.
Durante la serata, infatti, ciò che ha maggiormente colpito molti dei presenti, così come accaduto a me, è stato il carattere di testimonianza assunto dall'incontro: non una dissertazione su un glorioso fatto del passato, di cui al massimo restano numerose vestigia, ma un avvenimento contemporaneo, un imponente fatto dell'oggi, che ha la forza di rileggere il passato e guardare con speranza al futuro in virtù di una pienezza presente, vissuta e sperimentata come grazia traboccante dal Mistero riconosciuto, amato e servito.
Certamente una gran bella serata, per la sala piena, per le numerose domande rivolte dal pubblico, ma soprattutto per la sfida, la stessa fin dagli inizi eppure sempre nuova, riproposta ad ognuno dei presenti: la pretesa cristiana, l'ipotesi che Cristo sia l'unica risposta capace di compiere pienamente il desiderio del cuore umano, ci lascia in fondo indifferenti? Oppure è l'ipotesi positiva su cui vale la pena puntare tutti i propri talenti?
Anche per chi ha ricevuto la grazia dell'incontro con Gesù, presente qui ed ora, la sfida sempre si rinnova e la risposta è per nulla scontata. E' una grazia da chiedere e da riconoscere ogni momento. E fa tornare alla mente l'augurio che don Giussani rivolgeva con insistenza ai suoi amici, come augurio per ogni uomo desideroso della verità: Vi auguro di non essere mai tranquilli.

                                                                                                                   
Marco Cappelletti























ORA TI DARÒ QUALCOSA A CUI CREDERE

“Ora darò io a te qualche cosa da credere. Io  ho esattamente cento e uno anni, cinque mesi e un giorno.”
“Questo non lo posso credere”disse Alice. “No?”,  disse la Regina in tono di compatimento “Provaci. Fa un respiro lungo, e poi chiudi gli occhi.”
Alice si mise a ridere. “È inutile che ci provi, “ ella disse, ”non si può credere alle cose impossibili.”
“Forse non hai la pratica necessaria,” disse la Regina ”Quando io avevo la tua età, m’esercitavo per mezz’ora al giorno. Ebbene, a volte credevo nientemeno che a sei cose impossibili prima di colazione...»
[Lewis Carroll. Through the looking-glass, and what Alice found there]
Con questo spunto di riflessione hanno avuto inizio, nel corso di quest’anno, gli incontri di formazione che stanno diventando nella nostra parrocchia una attesa e piacevole tradizione.
Nell’anno della fede che stiamo celebrando, abbiamo chiesto a Padre Carmine Terenzio, che ci aveva già accompagnato nel 2012 nella riflessione sul documento dei Vescovi italiani “Educare alla vita buona del Vangelo”, di pensare ad un percorso di approfondimento sul “Credo”, il Simbolo della nostra fede.
A riempire di contenuti i quattro appuntamenti, vissuti all’inizio del tempo di quaresima, si è affiancato a Padre Carmine il suo fratello gemello, Padre Attilio Terenzio, che, sebbene con uno stile diverso, ci ha accompagnati ugualmente nel profondo dei “motivi” e delle ragioni della nostra vita di cristiani nella chiesa e nel mondo.
Un aspetto che ha caratterizzato molto positivamente gli appuntamenti di questo anno è stato il modo con cui ciascuno  ha aderito alla proposta e l’ha vissuta con intensità. Anche la preparazione, gli interventi, i momenti di canto e di animazione hanno visto protagoniste molte realtà della nostra parrocchia e il clima di unità, di corresponsabilità e di amicizia, sempre favorito e sostenuto dal nostro parroco, si è avvertito nella concretezza di un cammino fatto insieme.
Ci sentiamo tutti profondamente arricchiti da questa esperienza che coniuga spirito di comunità e esigenza di formazione, voglia di crescere nell’esperienza e desiderio di condividere e conoscersi, di dare alla Chiesa il volto e gli occhi del nostro vicino, del nostro compagno di strada, occhi che, nella verità di una relazione, ci riportano e riaccompagnano ogni volta alla riscoperta della nostra fede.
Come abbiamo ascoltato in un canto durante gli incontri:
Se dimenticassi ciò che è vero
se mi allontanassi da ciò che è sincero
i tuoi occhi di cielo me lo ricorderebbero
se mi allontanassi dal vero.
[Víctor Heredia, Ojos de Cielo]


All’anno prossimo!!!

Fabio Di Dionisio


RACCOLTA GRANO pro festeggiamenti Maria Ss. del Portosalvo



I festeggiamenti in onore di Maria Santissima del Portosalvo non sono prerogativa dei pescatori o di coloro che vivono e lavorano in mare, infatti foto e ricordi storici di Giulianova testimoniano come tutti gli abitanti della zona del Lido si siano da sempre prodigati per onorare la Madonna eletta testimone e protettrice della zona della Parrocchia della Natività.
Uno di questi documenti arriva direttamente dall’album fotografico personale di Gianni Angelini, storico imprenditore turistico in una Giulianova dove molte strade erano ancora imbrecciate ed i bambini giocavano a nascondino la sera del mese di maggio dandosi appuntamento almeno 20 minuti prima nella casa dove si recitava il Santo Rosario, ed è una di quelle stampe dove i grigi prevalgono sul bianco o nero e nel retro si trova lo schema classico della cartolina con spazio per il francobollo, righe per scrivere l’indirizzo del destinatario e spazio per la dedica.
Una fotografia che colpisce per la sua immediatezza, caratteristica tipica di un’epoca nella quale il costo di pellicole e stampe non era proprio accessibile per tutti e quindi non si potevano sprecare scatti per tentativi improvvidi, dove si notano chiaramente un gruppo di 14 persone di età variabile con in basso 2 bambini che mostrano un cartello con sopra scritto “RACCOLTA GRANO pro festeggiamenti Maria Ss. Del Portosalvo” ed al centro, in abiti da sacerdote e bastone nella mano destra, don Raffaele Baldassarri, parroco della Natività dal 1934 al 1960.
Alle spalle del gruppo di persone che mostra gli strumenti utili al lavoro in campagna, si notano grandi covoni di paglia appena trattati nella trebbiatrice che è posizionata proprio al centro, riconoscibile per la forma caratteristica e la cinghia di derivazione ad essa collegata, cioè le due strisce bianche alla sinistra, che permetteva il movimento degli ingranaggi del macchinario.
Non sono molte le notizie raccolte su questa foto che descrive quanto in uso tra i fedeli giuliesi della parrocchia della Natività approssimativamente intorno ai primi anni ’50 dello scorso secolo, periodo a cui risale lo scatto, cioè la donazione libera di parte della raccolta del grano annuale in favore dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima del Portosalvo che andavano quindi ad unirsi a quanto ricavato dalla questua ancora in uso oggi.
La foto è stata scattata in via Trieste nella zona di campagna che prima si trovava attorno alla villa Mosca, infatti la prima persona in piedi da sinistra è proprio il geometra “Ninuccio” Mosca, mentre alla sua sinistra e prima di don Raffaele c’è Gianni Angelini, il custode della foto, con il gomito poggiato su una forca fienaia a due punte.
Difficile dare un nome ai tanti volti presenti nello scatto, tra questi si riconosce il fratello di Pierino Santomo (in piedi alla sinistra della signora che imbraccia il forcone in legno) che abbraccia il piccolo Paolo Gasbarroni, mentre in piedi a destra con la camicia bianca ed i baffi c’è Antonio Nazziconi, il giuliese che per primo portò un market in città.

 Marco Calvarese


MOVIMENTI




   C’È UN TESORO…

Ogni anno che si conclude mi lascia sempre aperti sogni e aspettative: il prossimo anno faremo questo, questo e quest’altro! Io da 2 anni svolgo il servizio di capo in reparto e tanto è bastato per riconoscere che ogni ragazzo racchiude un tesoro grandissimo. E’ come un vero e proprio forziere: bisogna scavare un po’ e, una volta trovato, sollevarlo tutti insieme e aprirlo alla luce del sole, per condividerlo con gli altri! A volte il tesoro è ben nascosto o ha una grossa serratura, ma non ci interessa… Noi il meglio lo vogliamo tirare fuori! Quest’anno è stato molto ricco e noi capi ci siamo dati molto da fare per seguire e stimolare i ragazzi del reparto. Dopo il campo estivo 2012, svoltosi allo scout park di Treia (MC), i ragazzi sono rimasti legati da una piacevole amicizia che ci ha permesso quest’anno di prendere la rincorsa per raggiungere gli obiettivi del nostro progetto educativo. Abbiamo puntato molto sulle ‘specialità’, ovvero dei momenti in cui il ragazzo è protagonista e presenta a tutto il reparto le sue abilità, le espone e si espone. Abbiamo inoltre svolto diverse attività tipiche dello scouting, orientamento e abilità manuale, e quest’anno siamo riusciti a fare ben due campi, fondamentali per far maturare l’autonomia e vivere pienamente la natura e le relazioni all’interno delle squadriglie e del reparto. È un lavoraccio, ma esiste sempre un modo divertente per farlo. E quando vedo che i ragazzi affrontano con entusiasmo le attività proposte, quando camminano con le loro gambe, quando esce fuori quella marcia in più, quella crescita matura… in quel momento sogno delle persone capaci e utili al prossimo, delle persone che è bello incontrare, con cui è bello parlare, sogno che siano i futuri buoni cittadini declamati da Baden Powell, il fondatore degli scout, e chissà che non siano anche dei buoni cristiani.

Gruppo Scout - Giulianova







IN CERCA D’AUTORE

In cerca d’autore è lo slogan che accompagna  il cammino dell’anno dei bambini e dei ragazzi di Azione Cattolica,  infatti l’iniziativa annuale  2012-2013 è stata ambientata all’interno del mondo del teatro. Questa collocazione non vuole sottolineare tanto le luci della ribalta, quanto invece la possibilità dei ragazzi di mettersi in prima persona alla prova nel donarsi agli altri attraverso le loro qualità e l’impegno non solitario, ma condiviso. Da qui l’idea di mettere su, in occasione della fine dell’anno associativo,un vero e proprio spettacolo in cui i protagonisti sono stati loro, i ragazzi ACR di scuola media. Ogni ragazzo si è trovato alle prese con un ruolo che gli assomigliava molto e che lo ha costretto a mettersi in gioco fino in fondo. Fin dal momento in cui abbiamo comunicato loro l’idea di realizzare uno spettacolo teatrale, i ragazzi sono stati felicissimi ma, solo dopo che hanno letto il copione, il loro entusiasmo è salito alle stelle. Ogni ragazzo impersonava sé stesso per cui è stato bellissimo, per noi educatori, che li conosciamo bene, assistere mentre si stuzzicavano e si prendevano bonariamente in giro, sottolineando come alcuni aspetti del loro carattere combaciassero perfettamente con il personaggio che dovevano rappresentare. Poi, subito, tornavano seri e preoccupati di fare brutte figure. Che bello vedere sui loro volti la complicità, l’allegria, la convinzione e la soddisfazione per quello che stavano realizzando. Ma c’è stata anche un’altra sorpresa!!! Tra un atto e l’altro i piccolini del gruppo hanno cantato delle canzoncine sull’amicizia tra loro e con Gesù e l’ultima l’abbiamo dedicata e ci siamo affidati alla Madonna. Sono stati bravissimi e bellissimi e tutti ci siamo commossi. Il segreto del successo dello spettacolo?
Semplicemente dare tutto sé stessi.

Manuela Polgi











GALLERIA FOTOGRAFICA






COMUNIONI 2013













CRESIME 2013












GALLERIA FOTOGRAFICA












L’ANGOLO DELLA POESIA






BRILLA LA PALESTINA

Tutto è brillio
nella terra di Dio:
da Nazareth a Betlemme
dal Tabor a Gerusalemme.
Grande è il lembo di cielo
che si specchia
sul lago di Tiberiade,
prova di fede per i pescatori.
L'Annunciazione illumina
la mente e il cuore 
al mistero dell'Incarnazione.
Al “Campo dei pastori”
giungono gioiosi,
nella notte di luce,
degli angeli i cori.
La stella cometa, per i magi
grandioso presagio,
sulla grotta s'adagia.
Fra i dottori del tempio
Gesù fanciullo desta stupore
per la sua intelligenza.
Al Cenacolo è luce diffusa 
sull'Eucaristia.
Al Getsemani
sul “Monte degli ulivi”
Gesù prega: è il dialogo col Padre
il cuore trabocca di dolore.
La sua sofferenza 
è la salvezza dell'umanità.
L'immensa luce della fede
conquista chi crede
e si trasmette
all'intera umanità


Edda Piccioni








I TRABOCCHI


Maria Paola Bellucci, parrocchiana della” Natività di Maria V.” di Giulianova Lido, ha vinto a Tortoreto (TE) il concorso letterario regionale sull'Abruzzo (IX edizione  anno 2013) con la poesia: “ I Trabocchi”


 I TRABOCCHI
                                                                                                 
Dominano il litorale
dorato di Ortona
i trabocchi
avvolti da magia secolare.
Fissano alle strutture aeree
le reti i pescatori:
in mare le calano
e cariche di pesci
le ritirano
nel rispetto dei fondali.
Tra aromi, brezze e 
scricchiolìi il gusto della cena
scioglie la fatica
nel chiarore lunare
che rende metalliche le onde.
La gente di mare
si ritrova a conversare
su avventure, storie, amicizie,
amori scanditi dal tempo
e dal ritmo ondeggiante
che gioca in sottofondo:
è eterna musica
pronta a lambire
rientranze e sporgenze
di cui si lascia merlettare
la costa
nelle immagini segrete
dei ricordi
o nelle dolci prospettive 
del futuro.




GIOVANISSIMI
1° Classificato




                                                                                      Maria Paola Bellucci








QUANT’È ‘BBELLE STÙ MARE

Tinghe na case ecche a la marine,
p’avè lu mare sempre ‘cchiì vicine, 
pi putolle guardà, matine e sere,
di ‘mmerne, di staggione, a  primavere…

Quanda ‘bbillezze, ci pò dà stù mare,
‘nghè ‘llù culore vorde,azzurre e chiare,
che quande vè li nivele da mundagne,
si scurisce, si schiare e pù si cagne…

Quande cuminge a spirà lu maistrale,
li picurelle s’arincorre a mijare,
titte affilate, facenne li cafolle,
si ‘ll’acque chiare, che s’agite e arvolle …

Lu tempe di livande,c’aazze li cavallì:
motte a li marinare , la pajre de n’arrjì,
cuscì s’affide a la Madonne ‘Bbinidotte,
che ‘llà lu porte stà, lò lu mirotte…

Ogni vodde che cale la timpeste,
li cucale s’aazze, pare a feste,
e sopr’all’acque,oramaje chete,
scivule li ‘bbarche e molle li rete…

Lu mare po’ cagnà forme e culire,
che lu vende je dà, lu cile pire,
ma quande, và la Madonne a‘mmare,
‘nzi po’truvà nu quadre, ‘bbelle uale… 


 Dante Di Pompeo







TESTIMONI DELLA FEDE



RICORDI INCANCELLABILI DELLA VITA di DON FRANCO MARCONE

In questa festa dedichiamo la giornata di giovedì 8 agosto alla preghiera per le vocazioni sacerdotali nel ricordo del carissimo don Franco Marcone. Tenere desta la sua memoria è stata la consegna del nostro Vescovo alla nostra comunità parrocchiale. Perciò in questo opuscolo della festa, dove don Franco ci faceva dono di profili storici precisi ed edificanti di Padri della Chiesa che si erano distinti nella devozione mariana, ora sento di dover dare la mia personale testimonianza su alcuni straordinari eventi della vita di questo esemplare sacerdote.
Il 6 luglio 2001, alle ore 19, in piazza Giovanni XXIII, antistante la Chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo, il Vescovo Mons. Antonio Nuzzi ordinava don Franco presbitero della Chiesa aprutina con la partecipazione di circa 70 sacerdoti concelebranti e di numerosi Diaconi e Accoliti. Un popolo numeroso, attento e commosso gremiva la piazza. Si compiva un desiderio lungamente nutrito dalla nostra comunità parrocchiale e veniva esaudita la costante preghiera elevata da molti fedeli che si alternavano per coprire le ore della notte nelle loro case chiamate “Cattedrali silenziose”. Veniva coronata anche una lunga e seria preparazione compiuta da don Franco nei 6 anni trascorsi nel Seminario Regionale di Chieti, dove si era distinto per l'equilibrio e la carità nei rapporti umani, per un lavoro educativo, sincero e costruttivo svolto in profonda sintonia con i superiori, per un impegno costante negli studi i cui risultati erano eccellenti e, soprattutto per una vita di pietà serena e convinta. Era stimato ed amato dai compagni e dagli educatori.

Il 7 luglio 2001, alle ore 19, sulla stessa piazza Giovanni XXIII, sempre gremita da un popolo festante, don Franco presiedeva la prima solenne Celebrazione Eucaristica. Noi tutti contemplavamo il suo volto pacato e luminoso, ma come vibrava il suo cuore? Solo Dio lo sa. Lo possiamo intuire rileggendo alcuni brani della “Confessio Laudis” proclamata da don Franco davanti a Gesù Sacramentato durante l'Adorazione Eucaristica nell'antivigilia della sua Ordinazione Presbiterale. Ne riporto alcuni tratti essenziali:


D’innanzi alla SS.ma Eucaristia e quindi a Gesù stesso presente in corpo, anima e divinità, desidero prima di tutto rinnovare il mio incondizionato assenso alla sua volontà, rendendomi pienamente disponibile ad agire secondo quello che, nella sua imperscrutabilità, mi proporrà. Del resto tutto è dono tuo Signore! Cosa mai io ho fatto per meritare di essere qui oggi? Niente! Cosa mai ti posso presentare di mio, che non abbia da te ricevuto? Niente! È in questa estrema indigenza altro non posso offrirti, Signore, se non le cose stesse che Tu mi hai dato. Ti prego allora di gradire come sacrificio di soave odore questa memoria della mia vita che, in maniera quasi litanica, offro a Te questa sera, nell’antivigilia della mia ordinazione presbiterale. È un ricordare non fine a se stesso, questo, ma è un memoriale, un ricordo di eventi passati che sono attuali in me perché Tu sei in me anche se spesso sono incapace di riconoscerti.
Segno vivente di tutto ciò è questa stessa chiesa parrocchiale che per me ha un significato tutto speciale, perché è seconda madre nella vita del mondo, ma prima madre nella vita divina e quasi sposa: “qui le sponsalizie fuo compiute intra lui e la fede, u’ si dotar di mutua salute” (Par XII, 61, 63), con queste parole si esprimerebbe il sommo poeta Dante per descrivere il lavacro battesimale di rigenerazione. Qui ho sperimentato per la prima e poi per tante altre volte la bontà misericordia di Dio che “ha sì gran braccia” (Pur III, 122)
Ora concedi, o buon Gesù, che sei stato figlio nella casa di Nazaret che ti esprima il riconoscimento e la gratitudine per coloro che mi hanno condotto in questa casa di preghiera, per la mia famiglia che mi ha voluto donare oltre che la vita della carne anche la vita dello spirito e che ha accettato e condiviso il donarmi a Te. Ti chiedo Signore di essere sempre vicino a ciascuno di loro, come del resto a tutti. Ma oltre alla mamma, al babbo, a Eliana, consentimi anche di ringraziarti per coloro che sono già partecipi della vita eterna, dei nonni Franco e Severino e delle due care nonne Lydia e Maria Domenica e di tutti coloro che, nella loro vita terrena, mi hanno spronato, esortato, testimoniato, e che ancora oggi sento vivi, pronti ad intercedere per me, nell’esultanza e nella gioia di questo momento. È il mio un ideale abbraccio che in te Gesù, Signore del tempo e della storia, vuole giungere a tutti i parenti delle generazioni passate.
Non posso, però, qui esimermi dal descrivere il luogo di deserto, ove tu mi hai amato, ringraziandoti per questa esperienza tutta singolare che mi hai fatto vivere con intensità, con amore, con entusiasmo: gli anni di formazione presso il Seminario Regionale di Chieti. La passione per la tua Gloria, Cristo, ha animato la mia vita seminaristica, pur tra gli alti e bassi che ogni cammino ha in sé. Ma tu non abbandoni mai chi a te si affida e mirabilmente mi hai guidato servendoti ancora una volta dei tuoi servi buoni e fedeli che sono i santi. E consentimi ora di ricordarne alcuni tra i tanti che hanno contribuito alla mia formazione spirituale, umana, intellettuale e pastorale.
Voglio iniziare da Sant’Agostino, inquieto cercatore di Dio; San Basilio Magno, maestro di vita fraterna e comunitaria; la testimonianza serena, ma ferma ed incrollabile, manifestata fino al martirio da San Flaviano; Santa Rita da Cascia la santa degli impossibili; i santi patroni della nostra Italia: Francesco d’Assisi e Caterina da Siena. Al poverello di Assisi, “la cui mirabil vita meglio in gloria del ciel si canterebbe” (Par XI), devo la vicinanza per la preparazione al diaconato e per l’esempio del ministero, egli che era diacono.
Ed eccoci giunti alla santa senese, alla mistica ignorante, alla Vergine di Fontebranda, a Caterina da Siena! Grazie Gesù per avermi posto sul cammino questa vergine sapiente con la quale tu ti sei unito in mistiche nozze; grazie per quello che, attraverso di lei, hai donato alla tua Chiesa, ai Papi che l’hanno conosciuta, ai diversi politici che hanno saputo accogliere gli indomabili inviti alla pace ed alla concordia che prorompevano dalle sue vibranti lettere, a tutti gli uomini che l’hanno accolta senza rimanere più gli stessi. “il foco à da ardere” soleva ripetere Caterina ed effettivamente la scintilla del tuo Amore ineffabile che hai posto nel suo cuore, è divampata in un incendio sconfinato che si è allargato anche a coloro che l’hanno riconosciuta come madre spirituale.
Consentimi allora di esprimerti ancora una volta le toccanti parole, frutto dell’unione mistica con te, presenti nel suo Dialogo:  Tu abisso di carità, pare che sei pazzo delle tue creature; chi ti muove a fare tanta misericordia? L’Amore! Tu sei fuoco d’amore, eterna deità, resurrezione nostra Signore! Tu sei somma dolcezza nell’amarezza nostra, splendore nelle tenebre, sapienza nella stoltezza. Oh amore ineffabile, dolcissimo Gesù, oh amoroso Verbo, eterna Deità!
L’ultimo pensiero è per Maria SS.ma: Colei che mostra la via, mi ha sempre indicato il vero splendore: Tu, Cristo Gesù! Colei che soccorre le vittime delle tempeste e dei naufragi, mi ha sempre indicato il Portosalvo, il vero porto della salvezza: Tu, Cristo Gesù!
Colei che è sollecita nel visitare la cugina Elisabetta mi ha sempre indicato chi portava nel grembo: Tu, Cristo Gesù! Colei che è chiamata Madonna delle Grazie mi ha sempre indicato la grazia più grande: Tu, Cristo Gesù!
Colei che è la Madre dell’equilibrio, mi ha sempre indicato chi è la fonte del nostro essere equilibrato: Tu, Cristo Gesù!
Colei che è Madre di tutti gli uomini mi ha sempre indicato chi è il suo vero figlio: Tu, Cristo Gesù!
Mio Signore e mio Dio non abbandonarmi mai! Amen! E che io cammini sempre sotto la tua ammirabile luce. 

A questo  momento della vita di don Franco e della nostra parrocchia, per me il più bello della mia lunga esperienza di parroco a Giulianova Lido, segue la storia del suo ministero pastorale in diocesi nelle piccole parrocchie delle montagne della Laga, specialmente Abetemozzo, dove l'amore per questo straordinario parroco è ancora vivo, dei suoi studi all'Università Lateranense a Roma, della breve parentesi di servizio pastorale a Tortoreto Lido, della sua filiale e sincera affezione ai Vescovi Mons. Nuzzi, Mons. D'Addario e, particolarmente all'attuale Mons. Michele Seccia che lo ha sempre stimato, amato e ricercato come prezioso e discreto collaboratore. Don Franco si faceva voler bene dai fedeli e dai confratelli sacerdoti per la sua mitezza e disponibilità e per la sapienza evangelica e teologica. Sentiva una particolare affezione e venerazione per i sacerdoti anziani e malati che visitava frequentemente e per i giovani suoi confratelli nutriva fiducia e apprezzamento e desiderava che fossero al centro dell'attenzione paterna del Vescovo. Incancellabile per me l'amicizia che è andata crescendo nei dieci anni della sua vita sacerdotale. Tre volte la settimana veniva a celebrare la S. Messa delle 7 nella Chiesa della Natività e quasi sempre, al termine della Messa, ci trattenevamo in edificante conversazione sulla nostra vita, sul nostro ministero: potevo ammirare la sua saggezza e, spesso, mi arricchivo dei suoi consigli.
Ora arriviamo al momento dell'esercizio eroico della virtù cristiana, il momento della glorificazione: la malattia e la morte.
Il 23 marzo 2011, alle ore 21:50, don Franco muore nella pace di Cristo. Si trova nella stanza 5 del reparto di gaestroenterologia dell’ospedale S. Maria della Misericordia a Perugia. In quel momento è presente solo la sorella Eliana perché don Franco aveva convinto la mamma a ritirarsi in albergo per riposare. Fino alle 21,15 era rimasto accanto a lui il Cappellano P. Alessandro Mantini. Quel giorno anch'io mi recai al suo capezzale, avendo saputo della sua gravità. Rimasi vicino a lui fino a verso le ore 19:00. Don Franco era pienamente cosciente. Partecipò con silenzioso raccoglimento alla preghiera della Chiesa per i moribondi; poi gli imposi la stola e lo pregai di impartire la benedizione sacerdotale su noi presenti, i suoi familiari, di allargare la benedizione alla Diocesi, al Vescovo, alle sue comunità parrocchiali..., e lui raccolse le ultime forze che gli rimanevano e con un fil di voce ma con chiarezza e profondità di espressione pronunciò la preghiera e benedisse elevando la sua scarna sacra mano. Non dimenticherò mai questo momento. Don Franco me lo aveva predetto in un precedente incontro con lui all'ospedale di Perugia, quando mi resi conto che ormai umanamente non c'era più possibilità di guarigione: mi fece cenno di avvicinarmi e mi confidò che aveva sognato don Luigi Giussani e che gli sembrava una realtà concreta e viva, pur non avendolo mai incontrato in vita, il quale gli disse: “Non avere paura, in te sarà glorificato Dio!”. La nascita al Cielo di don Franco dopo una lunga sofferenza è stata veramente la Gloria di Cristo. Nel letto della sua malattia, all'ospedale di Perugia, mi confidò che quando i dolori lancinanti erano insopportabili, pensava a Gesù quando gli conficcavano i chiodi. Tra i medici e il personale dell'ospedale ha lasciato un esempio di bontà e di fede tale che non lo dimenticano, infatti gli hanno intestato l'archivio clinico del reparto di gastroenterologia, e, giorni fa, il caposala e alcuni infermieri sono venuti a Giulianova per rendere omaggio alla sua tomba e poi si sono recati ad Abetemozzo per conoscere quella comunità tanto amata da don Franco. Tutti conosciamo il suo testamento che è stato una vera profezia sulla sua morte, la testimonianza scritta dal Cappellano P. Alessandro, il passaggio della cara salma nella chiesa Parrocchiale di Abetemozzo per un momento di preghiera e poi la veglia per tutta la notte nella chiesa di S. Pietro con l'incessante susseguirsi di fedeli. La celebrazione della Messa esequiale nella Chiesa di S. Pietro Apostolo presieduta dal nostro Vescovo, da altri tre Vescovi e da circa 170 sacerdoti, la Chiesa e la piazza antistante gremite e, in particolare, la numerosa presenza degli alunni del Liceo Aereonautico di Corropoli, i quali piangevano non solo per la perdita del loro insegnante di religione, che li sapeva interessare, ma soprattutto per la perdita di un loro grande amico e maestro di vita.

“IN LUMINE STELLAE”. Così don Franco ha voluto che fosse scritto sulla sua tomba, la quale non potrà mai impedire l'irradiazione nel mondo intero della luce di Cristo attraverso la vita e la morte di questo amabile e santo sacerdote giuliese.

Don Ennio Lucantoni










mercoledì 24 luglio 2013

Anni fa

VIVA I PONTI ABBASSO I MURI

Anni fa, nelle mie consultazioni presso l’Archivio Vescovile di Teramo, fra le carte relative alla parrocchia di Giulianova, una lettera colpì la mia attenzione. Era una richiesta di chiarimento datata 27 maggio 1946 al vescovo di Teramo del tempo monsignor Vincenzo Gilla Gremigni, da parte di Aristide Castiglione di Giulianova. Originario di Capracotta, in Molise, Aristide Castglione (1899-1949) era il ragioniere-capo della ditta De Santis -allora leader nel commercio di ferramenta- ed esponente di spicco del partito socialista, in particolare di quell’area riformista e poi unitaria che aveva avuto come punto di riferimento Filippo Turati e Giacomo Matteotti. Componente, per il P.S.I., del Comitato di liberazione provinciale, dopo essere stato in lizza per ricoprire la carica di sindaco a Giulianova, Aristide Castiglione in quel frangente era impegnato come candidato alle elezioni per l’assemblea costituente nella lista socialista, finalmente unitaria, capeggiata da Secondino Tranquilli, più noto con lo pseudonimo di Ignazio Silone. Castiglione, in quella lettera, chiedeva al vescovo se, alla luce della “Comunicazione” appena diffusa dai vescovi abruzzesi, lui –che era un militante socialista e candidato nelle liste di quel partito- poteva far da padrino alla cresima di un nipote.
In data 9 maggio infatti, gli arcivescovi e vescovi della regione abruzzese avevano pubblicato una comunicazione per dare norme precise al clero e ai fedeli  per il comportamento da tenere nei confronti di appartenenti a partiti che si ispiravano a dottrine politiche fondate sul liberalismo anticlericale e sul materialismo marxista, condannate esplicitamente dalla chiesa. Il documento prevedeva che chi accettava tali dottrine non poteva fare da padrino nel battesimo e nella cresima, non poteva amministrare i beni ecclesiastici e non poteva far parte di comitati e commissioni nelle feste religiose. 
Nella risposta, scritta per mons. Gremigni dal vicario generale don Adolfo Binni, dal 1952 vescovo di Nola, si precisava  che “le censure (…) comminate la riguardano se la s.v. in coscienza aderisce a quelle idee”. 
Naturalmente Aristide Castiglione rinunciò a fare il padrino al nipote e riferì l’episodio anche ad Ignazio Silone. Lo apprendiamo da Egidio Marinaro che ha consultato l’Archivio Silone per il suo bel lavoro  I socialisti (egli altri) nell’Abruzzo teramano (1896-1949), Castelli, Verdone Editore, 2011. 
Certo erano altri tempi. Tempi caratterizzati da aspre divisioni ideologiche: veri e propri muri fra le persone che rendevano impossibile ogni forma di incontro e di dialogo. Tutta questa vicenda mi è tornata in mente quando ho letto il resoconto di una omelia mattutina di papa Francesco dalla cappella della residenza di Santa Marta. Queste omelie brevi, con linguaggio chiaro e diretto costituiscono una forma efficacissima di catechesi, un aiuto concreto, semplice e quotidiano a sostenere ed alimentare la nostra vita di fede e a sollecitare la nostra intelligenza.
... Io ricordo quando ero bambino e si sentiva nelle famiglie cattoliche, nella mia: ‘No, a casa loro non possiamo andare, perché non sono sposati per la Chiesa, eh!’. Era come una esclusione. No, non potevi andare! O perché sono socialisti o atei, non possiamo andare. Adesso - grazie a Dio – no, non si dice quello, no? Non si dice! C’era come una difesa della fede, ma con i muri: il Signore ha fatto dei ponti... I cristiani che hanno paura di fare ponti e preferiscono costruire muri sono cristiani non sicuri della propria fede, non sicuri di Gesù Cristo. 
(Papa Francesco, omelia della messa mattutina a Santa Marta, 8 maggio 2013).
Effettivamente la chiesa, tranne eccezioni di zelanti sempre presenti, da tanto tempo – almeno dal Concilio Vaticano II - non erige muri ma vuole dialogare con tutti gli uomini, quindi dal punto di vista concettuale non c’è alcuna novità. Nonostante ciò, la modalità e la nettezza di questa affermazione è come se mettesse una parola definitiva sull’argomento, anche per la motivazione finale: si fanno i muri in luogo dei ponti perché non si è sicuri della propria fede, non si è sicuri di Gesù Cristo. E questa spiegazione dovrebbe costituire un motivo di riflessione profonda perché tante volte in nome della difesa di valori religiosi, non solo si sono alzati muri, ma si è costruito di Ottavio di Stanislaouno spazio di potere, dimenticando che la Chiesa la fa e la difende solo Gesù Cristo.

TRASCRIZIONE RISPOSTA
Stimatissimo signore, Sua Eccellenza mons. Vescovo mi incarica di rispondere alla sua lettera del 27/V/1946. Le disposizioni date dagli ecc.mi arcivescovi e vescovi della regione abruzzese riguardano gli iscritti ai partiti che s'ispirano alla vecchia concezione liberale massonica, e alle idee marxiste che sono purtroppo a base del socialcomunismo italiano. Le censure quindi comminate la riguardano se la S.V. in coscienza aderisce a quelle idee. S.E., che ha approvato il suo gesto di chiarificenza (sic), la benedice.
Con ogni ossequio, 
dev.mo
sac. Adolfo Binni

Teramo, 3 giugno 1946


 Ottavio Di Stanislao